Generali, ecco le scelte obbligate di Greco

Le priorità degli analisti di Mediobanca: niente aumento e cedere il private banking. La prudenza di Intermonte

Il futuro delle Generali è già cominciato. Lo conferma Mario Greco che ieri si è dimesso con effetto immediato da Zurich per assumere la nuova carica di Group Ceo a Trieste. Lo conferma anche la Borsa che ieri ha salutato l’ufficializzazione dell’avvicendamento con un altro rialzo del 2,24% a 8,68 euro. Nelle due sedute del post-Perissinotto è stato recuperato il 5,6%, un segnale di fiducia. Come quello del presidente di Generali, Gabriele Galateri, che ai dipendenti ha scritto che «con questa scelta, il nostro gruppo saprà affrontare al meglio l’attuale difficile momento per l’economia europea e italiana». Il lavoro inizierà presto: domani è convocato a Milano il comitato remunerazioni (per mettere nero su bianco il compenso del nuovo ad), mentre venerdì a Roma si svolgerà un esecutivo. Ma la certificazione più importante del cambio di corso viene dagli analisti di Mediobanca. Certo, la divisione «Securities» è protetta da solide «muraglie» dal resto del gruppo. Però, nel commento di ieri, nel quale si conferma il giudizio outperform con target a 15 euro, si possono scorgere anche i profili di un ipotetico business plan. O, quanto meno, qualche «consiglio» sulle prossime mosse di Greco.
In primo luogo, l’attuale livello del solvency ratio al 133% dovrebbe evitare un aumento di capitale che sarebbe diluitivo. Ipotesi confutata da Intermonte (target price a 11 euro e giudizio rivisto al rialzo da neutral ad outperform) secondo cui con 2 miliardi si alzerebbe la solvency di 15 punti percentuali mettendosi al riparo da eventuali rischi. La seconda istanza, messa in evidenza da Mediobanca, sono le dismissioni di asset non-core. «Perissinotto disse - scrive Mediobanca - che l’esercizio della put concessa a Kellner sul 49% di Generali Ppf da 2,5 miliardi poteva essere condiviso con qualche private equity. Noi invece pensiamo che la compagnia debba accelerare sulle dismissioni: Bsi e Generali Usa». Anche in questo caso il perché lo spiega Intermonte: essendo molto remota l’ipotesi di un prolungamento della joint venture con Kellner oltre il 2014, restano solo le strade dell’Ipo (molto difficile) o dell’acquisizione che anche se effettuata a fair value (1,75 miliardi) richiederebbe un analogo aumento del Leone.
Il terzo punto messo in evidenza da Piazzetta Cuccia è la redditività degli investimenti. «Crediamo che sia necessario un cambiamento nell’asset allocation privilegiando i titoli ad alto rendimento» visto che «la sovra-esposizione ai titoli finanziari» (i 17,1 miliardi di investimenti azionari rendono solo il 3,6% in media). Non è un’eresia ipotizzare che al momento opportuno - se creeranno valore - Greco dovrà vagliare la possibilità di cedere il residuo 1,33% di Commerzbank, lo 0,58% di Santander e soprattutto il 3,27% di Intesa, ultimo residuo del disciolto legame di bancassurance e testimonianza degli ottimi rapporti tra Perissinotto e Giovanni Bazoli (l’avvocato del Professore, Alessandro Pedersoli, ha votato a suo favore nel cda decisivo). Ultimo ma non meno importante: Greco dovrà, secondo Mediobanca, tagliare i costi legati al proliferare delle compagnie (Ina Assitalia e Alleanza Toro su tutte).