Generali-Mps, un film già visto

Il mercato aveva bocciato le mosse improvvide di Mps e degli advisor JpMorgan Mediobanca (selezionati dall'ex premier) ben prima dell'esito del referendum. Quando si bruciano negli ultimi due anni 8 miliardi di capitali freschi, quando si hanno sofferenza superiori a 27 miliardi, quando da tempo la banca è nel mirino della Bce è improbo trovare sul mercato investitori che mettano 5 miliardi allorché il valore di mercato dell'istituto non supera i 600 milioni. Al di là della soluzione che verrà individuata (prevedibile l'indigesto aiuto di Stato), mi soffermo sull'iniziativa di Generali che ha deciso per la conversione di bond subordinati che detiene nell'istituto senese in azioni.

Solita operazione all'italiana. A seguito di qualche suggerimento dalle stanze giuste, uno dei colossi della finanza nostrana non estranea a dialoghi più o meno continui con la politica partecipa al nuovo tentativo di ricapitalizzazione (ben tre volte in tre anni e dunque in odore di fallimento). Brutto film già visto. Ricordate la stagione dei capitani coraggiosi chiamati al soccorso di Alitalia? Le intenzioni erano buone, ma quella operazione non si concretizzò per la resistenza dei soliti noti. Oggi, nonostante l'ingresso dell'investitore arabo (che però si è già stancato!), Alitalia perde un milione di euro al giorno, anche se il numero andrà interpretato. Generali, considerato il momento più che critico, avrà di che riflettere.

Una cosa è certa: il costo del salvataggio di Mps peserà soprattutto su contribuenti e piccoli risparmiatori (i 40mila in possesso di obbligazioni subordinate immagino non possano dormire sonni tranquilli). Urge un riassetto sistemico. La finanza italiana si sganci del tutto dalla politica invadente. Finisca la stagione degli interminabili salvataggi di Stato. Serve una programmazione almeno decennale. Noi, al contrario, siamo alle prese con governucci di transizione.