Ghizzoni e Profumo indagati per i derivati

RomaL'ad di Unicredit Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo (ora presidente di Montepaschi) sono indagati a Bari. La procura pugliese ipotizza per i due l'accusa di bancarotta fraudolenta in concorso con altri dodici dirigenti di Unicredit. Gli indagati avrebbero insomma provocato il fallimento di un'azienda barese, la Divania, inducendo con l'inganno il titolare Saverio Parisi a sottoscrivere 203 contratti derivati, «rappresentandogli falsamente - scrive il pm nelle sette pagine di avviso di conclusione indagini - che la stipula (...) non avrebbe esposto la società ad alcun rischio».
Inoltre, sottolinea il magistrato nel documento che di solito prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, l'imprenditore barese «a causa dell'inganno subito non rappresentava nei bilanci le suddette operazioni di acquisto e vendita di opzioni, nascondendo al mercato i grandi rischi di perdite a cui era esposta la società».
E infatti come conseguenza dell'operazione la Divania, secondo la toga, avrebbe perduto oltre 15 milioni di euro: tre milioni di premio a favore della società che l'Unicredit però non avrebbe mai accreditato a Divania, più 12 milioni «relativi alle perdite prodotte dai contratti a carico di Divania» a vantaggio della controparte Unicredit. Un danno economico fatale per il mobilificio tale da provocarne «il dissesto e il conseguente fallimento».
Profumo e Ghizzoni sono indagati per le cariche rivestite nell'istituto di credito. Il primo in quanto da «ad» all'epoca dei fatti «elaborava, dirigeva e coordinava le strategie e la commercializzazione alle imprese clienti della banca corporate Ubi, tra cui Divania, dei contratti derivati ideati da Ubm», scrive il magistrato. All'attuale ad Ghizzoni, invece, il pm barese Isabella Ginefra contesta il mancato adempimento «alla diffida di restituzione delle somme sottratte alla Divania», che il titolare del mobilificio aveva inviato il 5 aprile 2011, contribuendo «a determinare l'insolvenza della società». Unicredit, in una nota, ribadisce «la correttezza del proprio operato», ricorda che il default dell'azienda non è collegato ai rapporti con la banca e infine rimarca come Ghizzoni «all'epoca dei fatti ricopriva altri incarichi all'estero (era responsabile dell'Est Europa, ndr)».
Dall'avviso di conclusione delle indagini emerge che altri quattro dirigenti Unicredit sono indagati anche per estorsione. Avrebbero costretto Parisi «con la minaccia di far fallire la Divania (...) a sottoscrivere una transazione, fittiziamente proposta dal titolare ma «di fatto interamente predisposta» dai manager della banca. Un atto con quale, tra l'altro, secondo il pm l'imprenditore rinunciava a «qualsiasi pretesa nei confronti della banca per qualsivoglia ragione o titolo connesso ai contratti derivati».