Giù i disoccupati Usa ma le ombre restano

Cala la partecipazione alla forza lavoro e aumentano part-time e doppi impieghi

Rodolfo Parietti

Barack Obama sta per riconsegnare le chiavi della White House con un mercato del lavoro apparentemente in buona forma. Il bilancio di novembre così recita: 178mila nuovi posti creati, un dato leggermente inferiore alle attese ma superiore a quello di ottobre (142mila), accompagnati da un inatteso calo del tasso di disoccupazione sceso dal 4,9 al 4,6%. È un livello che non si vedeva dall'agosto 2007, periodo di esplosione della crisi dei mutui subprime. «Le aziende americane hanno creato 15,6 milioni di posti dall'inizio del 2010», sottolinea la Casa Bianca. Per poi aggiungere: «Resta ancora lavoro da fare». Vero.

Basta infatti grattar via la vernice superficiale dei macro-dati per scoprire sotto la ruggine. Il ritmo delle assunzioni, tanto per cominciare, è in fase di rallentamento: tra gennaio e novembre la media dei new jobs è stata pari 180mila unità, nettamente inferiore ai 225mila del 2015 ma comunque sufficiente - secondo gli analisti - a rafforzare il mercato del lavoro. Tuttavia, sono soprattutto altre tendenze a essere più allarmanti. A cominciare dagli oltre 95 milioni di americani che non fanno parte della forza lavoro, con una crescita di quasi 450mila unità rispetto a ottobre. Non a caso, la partecipazione alla forza lavoro è al punto più basso degli ultimi tre anni, al 62,7%. Questi due dati spiegano che il calo dei disoccupati non è legato a un effettivo calo di quanti sono a spasso. Che sono ancora tanti: 102 milioni di cittadini Usa sono privi di un lavoro, oppure non lo cercano perché totalmente sfiduciati.

Quello dell'America non è però solo un problema quantitativo, ma anche qualitativo. Se da un lato gli impieghi full time sono cresciuti di poco in novembre (+9mila), altre 118mila persone sono andate a ingrossare le fila dei lavoratori part-time. E la situazione non è certo più rosea osservando l'andamento dell'ultimo trimestre, periodo in cui i lavori a tempo pieno hanno subìto una flessione di 99mila unità e quelli a tempo parziale sono schizzati in alto (+638mila). Tra loro, quasi sicuramente, anche chi è costretto a un doppio impiego per campare. I cosiddetti multiple jobholders sono ormai oltre 8,1 milioni, il numero più alto di questo secolo. Un chiaro indice di sofferenza che finisce invece, ogni mese, per essere inglobato nel dato complessivo sui nuovi posti creati.

Resta da capire se questi dati condizioneranno la Federal Reserve, chiamata in dicembre a decidere se dare una stretta al costo del denaro. «Queste cifre - spiegano da IG Markets - non possono modificare in modo significativo le probabilità di un rialzo dei tassi, ormai dato per scontato dal mercato».