Golden Power a rischio per le nuove reti 5G

E nella fusione con Telecom tra infrastrutture Open Fiber potrebbe essere favorita

La crisi di governo frena gli auspici di chi, occupandosi di sicurezza informatica, contava su tempi brevi per l'approvazione di una legge capace di provvedere alla valutazione delle possibili vulnerabilità dei componenti delle reti 5G. Quelle insomma che saranno capaci di transitare sul web trilioni di dati più o meno sensibili, a grande velocità. La misura che estendeva al 5G il Golden Power, ovvero la normativa sulle prerogative «speciali» che lo Stato può usare a difesa degli asset strategici per la sicurezza nazionale, nonché per le attività rilevanti in ambiti come l'energia, i trasporti e le telecomunicazioni, era partita a maggio per poi subire un brusco arresto. Ora certamente il decreto sul Golden Power 5G non sarà convertito in legge a metà settembre, con grande gioia di un importante player del settore come Huawei, ma anche tutte le misure che dovevano essere prese a livello legislativo per assicurare elevati standard di sicurezza delle reti che con il 5G diventeranno sempre più importanti, subiranno una battuta d'arresto dato che non c'è un esecutivo in carica. E sul piatto c'è anche un'altra questione.

Il dossier sulla fusione tra la rete di Telecom e quella di Open Fiber, società che fa capo a Cdp e Enel che era stata fortemente voluta dall'esecutivo guidato da Matteo Renzi, cioè dal Pd. E dunque si potrebbe pensare che un esecutivo giallorosso tra grillini e Partito Democratico potrebbe dare nuovo vigore all'ipotesi, cara al presidente di Open Fiber Franco Bassanini, di Open Fiber pigliatutto. Certo in questo caso saranno gli azionisti delle società in questione a decidere ma anche la politica, che fino ad oggi non si è dimostrata molto interessata alla questione, potrebbe spingere in una o nell'altra direzione. Non c'è dubbio comunque che Open Fiber, guidata da Elisabetta Ripa (ex- Telecom) abbia favorito lo sviluppo dell'infrastruttura in fibra ottica per le tlc. Con Telecom che ha comunque dovuto rivedere le strategie sulla rete in rame per competere nella realizzazione di una infrastruttura a banda ultralarga. Da sottolineare che grazie a questi sforzi oggi l'Italia, secondo la Digital Agenda Scoreboard dell'Ue, può vantare di avere circa l'80-90% delle abitazioni coperte da rete a banda ultralarga (almeno 30Mb), che ha comunque una importante componente in rame.