Governo in pressing sulla rete Telecom: dopo Cdp spunta Enel

Progetto per cablare le case italiane tramite il gruppo elettrico Renzi: «L'esecutivo non fa piani, ma porta il futuro ovunque»

Roma mette Telecom sotto pressione per la costruzione di quella rete di nuova generazione che permetterà al Paese l'ingresso nell'era digitale. A pochi giorni dall'ennesima fumata grigia sul progetto Metroweb (partecipata al 46,2% dal Fondo Strategico della Cdp), è stata ieri rilanciata da Repubblica l'ipotesi di una rete alternativa in fibra, firmata Enel (controllata, con il 25,5%, dal Mef). Il progetto, già ventilato un mese fa, sarebbe sostenuto da 6,5 miliardi di incentivi governativi, su cui è atteso il via libera entro fine mese.

Ma al di là dei numerosi punti interrogativi suscitati dal piano, in molti intravedono in quest'ultima ipotesi un messaggio neppure troppo cifrato rivolto dal governo all'ex monopolista: o Telecom si decide ad accettare una soluzione di compromesso o Roma si troverà un alleato diverso per la costruzione della banda ultra larga.

La posizione del governo, impegnato a raggiungere i traguardi europei al 2020 previsti dall'agenda digitale, appare ben delineata: ottenere adeguati poteri di governance sulla rete, in quanto asset strategico dello Stato, attraverso le proprie partecipate (Metroweb in prima battuta e ora, a quanto pare, Enel), prevedendo tuttavia anche investimenti da parte dei privati. Telecom, oramai privatizzata da vent'anni, non può invece che prevedere la difesa della propria infrastruttura, programmando al contempo l'innovazione della rete di proprietà (5 miliardi in 3 anni).

Finora si è trattato di un dialogo tra sordi come ha dimostrato il braccio di ferro in corso da tempo su Metroweb e risolto, pochi giorni fa, con un nuovo nulla di fatto. Ecco quindi che ieri è tornato di stretta attualità il piano Enel che sfrutterebbe la capillarità del colosso elettrico per portare dovunque, insieme con l'elettricità, anche la fibra ottica. «La banda ultralarga è obiettivo strategico. Non tocca al governo fare piani industriali. Ma porteremo il futuro presto e ovunque» ha twittato il premier Matteo Renzi, senza quindi smentire granché.

Il colosso elettrico, contattato, preferisce non esprimersi, ma il presidente Patrizia Grieco è apparsa ben possibilista: «L'energia è il nostro mestiere e questo faremo. Certo è chiaro che le infrastrutture devono evolvere nel mondo dell'energia». Bocche cucite al Mise, mentre l'Agcom, a cui Enel ha inviato, un mese fa, una missiva per proporre il proprio contributo nella banda ultra larga, rinvia al commento del presidente Angelo Marcello Cardani: «Se Enel dice che potrebbe farlo vuol che la cosa è fattibile». E se «le tecnologie di Enel si rivelassero affidabili e si potesse contare anche su finanziamenti pubblici, si creerebbe (per Telecom) un nuovo concorrete con un peggioramento dell'arena competitiva» commenta Equita. In realtà i dubbi abbondano, a iniziare dalla legittimità degli incentivi pubblici ventilati a sostengo del piano che potrebbero configurare l'ipotesi di aiuti di Stato vietati, in quanto tali, dall'Europa.

E in effetti non sono in molti a scommettere sulla attuazione del piano Enel, non almeno su queste basi. «Avere due piani di sviluppo di cui uno governativo e uno dell'ex monopolista che sta investendo molto nella rete di nuova generazione non ha senso» scrive Mediobanca, che poi conclude: «Per questo ipotizziamo un accordo che coinvolga tutti gli operatori interessati». Anche Piazza Affari chiede un compromesso. Telecom Italia infatti ha chiuso in calo dell'1,7% a 1,04 euro, mentre Enel ha perso lo 0,5% per chiudere a 4,2 euro.