Il governo su Tim Brasil: «È un asset strategico»

Anche se c'è attesa per il cda di Telecom di domani, che dovrebbe deliberare per il cambio della governance, continua il dibattito sul futuro di Tim Brasil. Ieri il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, in un'intervista all'Huffington Post ha detto la sua, augurandosi che Telecom Italia non ceda Tim Brasil. «Spero - ha detto - che questo non accada. Credo che Tim Brasil sia strategica per Telecom. Inoltre, se la vendesse, avrebbe ancora meno spinta a liberarsi della rete. Telecom è un'industria nazionale importante che non va indebolita ha intelligenza e competenze. È un bene da tutelare, non possiamo accettare di farne una sorta di bad company».
Per quanto riguarda la rete, il viceministro ha spiegato che «il governo non vuole che Telecom si liberi della rete ma che ci sia una partecipazione significativa di Cassa Depositi e Prestiti, che possa dare certezza all'orientamento degli investimenti per lo sviluppo e la sicurezza».
Tutti buoni propositi che però, almeno secondo alcune indiscrezioni, non scoraggeranno certo gli spagnoli di Telefonica a recedere sul proposito di vendita di Tim Brasil, date anche le scadenze che il Cade, l'Antitrust brasiliano, ha dato alla società spagnola che, nel paese, possiede già il primo operatore, e cioè Vivo. Secondo gli analisti però la stima di valutazione di Tim Brasil, dove si parla di 28-30 miliardi di euro, presentata da Marco Fossati di Findim, da sempre contrario alla vendita, non è fondata e, dicono, «sembra una provocazione per evitare la vendita e massimizzare il valore».
La valutazione più realistica, secondo gli esperti, sarebbe intorno a 12-13 miliardi. «Questo prezzo - ha spiegato banca Akros - riflette correttamente il valore dell'asset (9-10 miliardi) e le sinergie potrebbero aggiungere fino a 2-3 miliardi». Anche a Intermonte le indicazioni di Fossati «paiono irrealistiche», anche se una revisione della governance, come chiesto da Findim e da Asati, con l'abolizione della norma che assegna alla lista di maggioranza la nomina dei 4/5 del cda, «potrebbe essere positiva per gli azionisti di minoranza assicurando una massimizzazione della valutazione di Tim Brasil».
Del resto anche la Borsa non si è fatta prendere dall'entusiasmo per la supervalutazione, con il titolo che ieri è sceso dell'1%. Intanto, mentre Tarak Ben Ammar, consigliere, ha detto di ritenere che Telecom non diventerà spagnola, proseguono le manovre sul capitale della società. Ieri Consob ha comunicato l'entrata nel capitale, con il 2,020%, di Norges Bank che si affianca a Telco (22,4%), Findim (5%) e Blackrock ( 10% circa).