La Grecia manda a picco i mercati

Varoufakis: «Niente accordo all'Eurogruppo di lunedì». Milano cede il 2,7%, spread sopra i 132 punti

Parole, tante. Troppe. Con un accordo non solo ancora tutto da scrivere, ma perfino da immaginare. Non arriverà neppure lunedì prossimo, l'intesa tra la Grecia e i suoi creditori: il vertice dell'Eurogruppo è destinato a essere l'ennesima tappa intermedia di una maratona negoziale finora inconcludente, nonostante scadenze ormai imminenti che potrebbero portare Atene al capolinea del default. Stavolta, però, i mercati non si sono girati dall'altra parte come spesso avevano fatto nelle scorse settimana. Anzi: l'hanno proprio presa male. Giornata nera, tra indici in picchiata e lievitare degli spread. Così, sotto il peso delle vendite, è capitolata Piazza Affari (-2,76%) mentre il differenziale tra Btp e Bund tedesco ha rivisto i 132 punti, una quota mai più toccata dallo scorso gennaio, e i tassi sul decennale sono risaliti all'1,84%. Ma è un pessimismo diffuso, trasversale, quello che ha piegato ieri le Borse con perdite superiori al 2% anche a Francoforte, Parigi, Madrid e Atene, la peggiore (-3,85%). Flessioni tanto robuste su cui ha pesato anche il timore che il dato sul Pil Usa del primo trimestre possa subire una revisione in negativo dopo il +0,2% della prima lettura, complice il deficit record della bilancia commerciale (51,4 miliardi di dollari in marzo).

Se la possibile frenata della prima economia mondiale è ancora tutta da verificare, ben più tangibile è il rischio di un deragliamento della Grecia. Sia il ministro ellenico delle Finanze, Yanis Varoufakis, sia il suo omologo tedesco, Wolfgang Schaeuble, hanno messo le mani avanti, preannunciando un altro nulla di fatto al summit dell'11 maggio. Ma con diverse sfumature. Tanto Varoufakis ha sottolineato i «notevoli progressi fatti», considerati come mattoni gettati per cementare la futura intesa, quanto Schaeuble è «scettico» sull'esito delle trattative. La full immersion cui si è sottoposto negli ultimi giorni il Brussels Group (cioè l'ex Troika, più i rappresentanti del fondo salva-Stati Esm) non sembra aver prodotto risultati utili. A dividere le parti sono sempre i soliti capitoli spinosi. Quelli che, finora, hanno impedito di staccare ad Atene un assegno da 7,2 miliardi. Ossigeno finanziario indispensabile per onorare le scadenze di maggio, in particolare nei confronti del Fondo monetario internazionale (un miliardo di euro, di cui già oggi vanno restituiti 200 milioni). Alcune fonti del governo Tsipras hanno rivelato ieri che l'Fmi si è irrigidito sui capitoli relativi alla deregolamentazione del mercato del lavoro e alle pensioni, mentre Bruxelles preme per il rispetto del surplus di bilancio e si oppone a un taglio del debito greco. La richiesta di procedere con un haircut sarebbe tra l'altro partita, secondo il Financial Times , proprio dal Fondo monetario. Che avrebbe minacciato di non versare la quota di sua competenza (pari a circa la metà dei 7,2 miliardi) se non ci sarà la ristrutturazione. Ricostruzione smentita da Schaeuble, ma confermata dal governo greco in un comunicato nel quale si afferma che Fmi e Ue seguono «strategie differenti». Una «grossa contraddizione» alla luce della quale Atene ha quindi «deciso di non legiferare sulle riforme prima di un accordo» con i creditori.

Insomma: una grande confusione che certo non aiuta a trovare un accordo. La Casa Bianca osserva gli sviluppi della vicenda con qualche preoccupazione (l'eurozona deve «restare intatta»), mentre Varoufakis continua a fare il globetrotter (ieri ha visto il collega francese Sapin, oggi sarà a Roma, venerdì a Madrid) e si aspettano le mosse della Bce, che oggi dovrà decidere se concedere ulteriore liquidità di emergenza alle banche elleniche.