A Greco il compito di ridefinire la missione del gruppo

di Marcello Zacchè

L’attenzione del mercato è già da ieri rivolta a cosa saranno le Generali del futuro, guidate da un ceo proveniente dall’esterno. Un fatto che non ha precedenti nella storia nemmeno troppo recente della compagnia triestina, che ha sempre selezionato la propria leadership attraverso la crescita interna. Sul nome non ci sono molti dubbi: la scelta è già caduta su Mario Greco, esperienze assicurative in Italia, Germania, Svizzera. Un profilo che accentua ancora di più il cambiamento. Per questo due o tre cose si possono dire, anche dopo averle raccolte direttamente da qualcuno dei principali azionisti del gruppo. Primo punto: risollevare le quotazioni del titolo che giovedì 31 ha toccato il minimo degli ultimi 19 anni a quota 8,2 euro. E che sta generando per gli azionisti, soprattutto il blocco dei grandi privati, perdite per centinaia di milioni. L’impresa, paradossalmente, presenta il vantaggio di partire dal fondo del barile. Ma vista la situazione del debito sovrano, di cui Generali ha titoli per 50 miliardi, non sarà una passeggiata. Di certo il mercato, con il rialzo di ieri del 3% in una Borsa negativa, sta già dando un credito al buio al prossimo ceo. Confermando la bontà di una scelta immediata rispetto a una svolta che sembrava comunque segnata, ma che sarebbe accaduta solo tra un anno, alla scadenza naturale del mandato di Perissinotto.
Secondo punto: dare alla compagnia una fisionomia, una mission precisa. Cosa sono le Generali? Con quali competitor vanno confrontate? Con la francese Axa? O con la più finanziaria Allianz di Germania, da cui Greco proviene? In questa chiave va detto al mercato cosa Generali intende fare nei prossimi anni e per questo fornirle una nuova e nitida «riconoscibilità». Un’operazione che non può prescindere da una scelta esterna, per dare la necessaria e credibile soluzione di continuità.
Terzo punto, mettere in sicurezza il margine di solvibilità, che secondo gli analisti è prossimo a un 136% che, al netto dei 12 punti percentuali attribuiti al peso della put option da esercitare per rilevare il 49% di Ppf, sfiora quel 120% che fa suonare il campanello d’allarme per le compagnie di assicurazione. Qui Greco miracoli non ne potrà fare: o venderà asset coerentemente con la missione di riallocazione delle Generali sul mercato, magari cercando di partire da Telecom, i cui titoli erano ieri in Borsa tra i pochi in rialzo non a caso, oppure dovrà aumentare il capitale (gli analisti dicono di 3-5 miliardi).
Un migliore e diverso rapporto tra top management, consiglio e azionisti è il quarto punto su cui il ceo dovrà lavorare dopo questi ultimi due traumatici anni. A cominciare dal rapporto con Mediobanca, destinato ad allentarsi anche per la futura discesa della banca nel capitale del Leone, dal 13,2 verso il 10%. Questo tema già ieri era scontato da qualche analista come un’altra sicura fonte di upside rispetto all’andamento del gruppo. Che, comunque sia, è di fronte auna svolta epocale.