Grosso guaio sulle Borse cinesi: giù 2.800 titoli

Shenzen ha perso il 3,5%. Arriva il «super sceriffo» annunciato dal governo

Il film trasmesso ieri sugli schermi delle Borse cinesi è stato un thriller: oltre 2.800 titoli hanno chiuso in calo, di questi circa cinquecento hanno toccato il limite giornaliero di ribasso del 10%. In totale, per 1.200 società il calo è stato superiore al 7 per cento. La discesa più vistosa è stata quella dell'indice Component a Shenzen che ha ceduto il 3,5% mentre Shanghai ha contenuto le perdite con un -1,4%.

Eppure la seduta era iniziata con le buone notizie diffuse dall'Ufficio Nazionale di Statistica cinese che indicano una crescita al di sopra delle aspettative e al di sopra dell'obiettivo fissato dal governo per il 2017. La Cina ha avuto una crescita del 6,9% nel secondo trimestre, allo stesso livello dei primi tre mesi, e l'economia cinese sembra indirizzata verso la prima accelerazione di crescita rispetto all'anno precedente dal 2010. Ma poi a raffreddare l'entusiasmo sono arrivate le conclusioni della National Financial Work Conference, la riunione a porte chiuse che si tiene una volta ogni cinque anni da parte delle massime autorità finanziarie cinesi, e durante la quale i vertici della finanza e della politica cinese decidono le linee da seguire per le riforme del settore. Ebbene, al termine della riunione di venerdì e sabato scorsi, cui ha partecipato anche i presidente Xi Jinping, il governo ha annunciato la nascita di una commissione a supervisione di tutto il sistema finanziario cinese, la State Council Financial Stability and Development Commission. Una sorta di «super-regolatore» che permetterebbe alle tre authority finanziarie del Paese (che oggi controllano banche e assicurazioni) di operare più strettamente e di comune accordo. Ma la colonna sonora suonata sul mercato è diventata quella di un film dell'orrore quando la Banca centrale cinese ha iniettato 140 miliardi di yuan (20,68 miliardi di dollari) sul mercato interbancario, la più importante manovra di questo tipo dallo scorso 6 giugno. Molti investitori sono stati messi sulla difensiva perchè se tutto va bene, non c'è bisogno di iniettare liquidità.

Resta la preoccupazione per le contraddizioni strutturali a lungo termine che riguardano l'economia cinese. Tra queste, il forte indebitamento: Moody's ha declassato la Cina a fine maggio per la prima volta in 28 anni e il Fmi ha rimproverato a Pechino di guardare troppo alla crescita a breve termine anzichè al risanamento finanziario.