Gtech diventa la regina dei giochi

Gtech va alla conquista degli Stati Uniti e poi, come succede a molti «cervelli» ed eccellenze tricolori, si trasferisce oltre confine per crescere in un mercato sempre più globale. L'ex Lottomatica, a otto anni dalla maxi-acquisizione dell'americana Gtech (di cui da un anno ha adottato anche il nome) assicurandosi la leadership mondiale nel settore dei giochi regolamentati, ha messo a segno un ulteriore colpo da maestro e, battendo uno stuolo di agguerriti concorrenti internazionali, si è assicurata International Game Technology (Igt), numero uno nei casinò e nel social gaming, ovvero nelle slot machine.
Una volta celebrate le nozze, Gtech ha già previsto l'addio a Piazza Affari e il trasloco a Wall Street per le contrattazioni del titolo oltre che il trasferimento a Londra della sede legale. In Italia rimarranno tuttavia le radici del gruppo, come sta accadendo in casa Fiat dopo Chrysler.
L'operazione è colossale. Di fatto Gtech raddoppia le proprie dimensioni sia in termini di capitalizzazione che di ricavi, divenendo la numero uno al mondo non solo nelle lotterie, ma anche nelle slot. Saranno messi in campo 6,4 miliardi di dollari (incluso il debito di Igt da 1,75 miliardi). E dal matrimonio nascerà un colosso da più di 6 miliardi di dollari di ricavi (il peso sul giro d'affari del mercato italiano scenderà dal 60% al 35%), oltre 2 miliardi di mol. Gli utili cresceranno fin da subito (Equita stima «un impatto sull'eps con un ordine di grandezza del 15%) e sono previste sinergie entro il terzo anno dalla fusione per oltre 280 milioni di dollari.
In dettaglio, Gtech e Igt confluiranno in una holding di nuova costituzione di diritto inglese che sarà controllata circa al 20% dagli attuali azionisti di Igt, all'80% da quelli di Gtech (i De Agostini si attesteranno al 47%). Gli azionisti di Igt riceveranno 13,69 dollari in contanti e 0,1819 azioni della newco, per un importo complessivo di 18,25 dollari per azione. Agli azionisti di Gtech verrà invece assegnata una nuova azione ordinaria della nuova realtà per ogni titolo posseduto.
L'operazione piace anche ai broker, quanto meno a livello industriale. Qualche dubbio viene tuttavia sollevato sulla valutazione riconosciuta a Igt, sulla crescita del debito e sul verosimile taglio dei dividendi. «Igt viene pagata circa 9 volte il mol (ebitda) atteso sul 2014 (rispetto alle 5,3 volte a cui è valutata la stessa Gtech, ndr) e 20 volte gli utili pre-sinergie (il gruppo italiano tratta a 11,6 volte)» commenta Equita che mostra poi qualche preoccupazione sulla crescita dell'indebitamento: gli analisti calcolano infatti che, a integrazione ultimata, la leva della newco si posizionerà a 4,5-4,9 (attualmente quello di Gtech atteso sull'anno in corso è atteso a 2,3 ndr), implicando una possibile rivisitazione del rating e dei dividendi.
Il placet è arrivato anche dalla Borsa: il titolo del gruppo controllato dai De Agostini (al 59%) e partecipato anche da Generali (al 3,2%), ha chiuso la seduta in rialzo del 1% a 19,19 euro, mentre negli Usa Igt a metà pomeriggio era in rialzo di dieci punti percentuali a 16,95 dollari.