La guerra della borse finisce in tribunale

Continua oltralpe della «guerra delle borse». La fashion saga tra i gruppi del lusso Hermes e Lvmh (che controlla tra gli altri marchi del lusso anche Luis Vuitton) iniziata alla fine del 2010, si è infatti arricchita ieri di una nuova puntata. Secondo il quotidiano finanziario francese Les Echos, Hermes ha presentato un ricorso davanti al tribunale di Parigi per ottenere l'annullamento degli equity swap che consentirono a Lvmh di ottenere una quota pari al 17% nel capitale, anche se nel frattempo la società controllata da Bernard Arnault è salita al 22,6% del capitale della più blasonata concorrente.
Secondo il quotidiano parigino, Hermes ha citato anche le tre banche (Societe Generale, Natixis e Credit Agricole) con le quali Lvmh concluse l'operazione. Hermes chiede che le azioni vengano riacquistate dalle banche e poi cedute sul mercato. Sul caso è aperta un'inchiesta da parte della Amf, la Consob francese, ed è pendente una richiesta di multa ai danni di Lvmh per 10 milioni di euro. La decisione del tribunale, che potrebbe porre fine alla lunga contesa, è attesa entro luglio. Lvmh si era accaparrato con una sofisticata operazione finanziaria il 17,1% del capitale dei rivali con l'obiettivo dichiarato di fare un investimento a lungo termine. Ma per Hermes è difficile pensare che il numero uno di Lvmh, Arnault, non stia progettando una scalata alla celebre selleria. Thomas Dumas che rappresenta la sesta generazione della famiglia Hermes in un'intervista a un canale francese aveva spiegato che «non è possibile avere il più temibile concorrente come azionista con una quota significativa».
E anche per le fashion addict il problema non è banale. Non è semplice infatti scegliere tra la superclassica Kelly di Hermès o la Neverfull in edizione limitata di Louis Vuitton. Ovviamente c'è chi se le può permettere entrambe anche in più colori come Victoria Beckham che pare avere nell'armadio un centinaio di Birkin, la borsa che non si trova in negozio ma arriva solo su ordinazione e che costa, a seconda del pellame, tra i 6 e i 120mila euro. Un successo che ha permesso ad Hermes di archiviare un 2012 con un profitto record di 740 milioni di euro su 3,4 miliardi di fatturato. Nulla rispetto ai 28 miliardi di ricavi del rivale Lvmh che annovera oltre a Vuitton anche molti altri marchi del lusso: da Moet et Chandon a Guerlain.
Resta il fatto che nel piccolo e selezionatissimo mondo di Hermes non c'è spazio per Bernard Arnault considerato «bling bling» e parvenu, proprio come il suo amico ed ex presidente, Nicolas Sarkozy.