La guerra tra Elliott e Hitachi si decide anche sul web

I fondi azionisti di Ansaldo Sts lanciano un sito internet per attaccare il socio giapponese. Domani l'assemblea

La cessione del gioiello dei trasporti Ansaldo Sts ai giapponesi di Hitachi rischia di mandare sul banco degli imputati le pratiche di governance della finanza italiana e, in particolare, la scarsa tutela delle minoranze: coloro che nelle assemblee e nella gestione delle società quotate rappresentano l'altra voce, l'interesse dei più piccoli.

A poco più di un anno dalla vendita di Sts, e alla vigilia dell'assemblea di domani, si riaccendono le tensioni tra i giapponesi (primi azionisti con il 50,7%) e il fondo americano Elliott, titolare di una quota del 30% e voce delle minoranze.

In questi mesi non sono mancati certo gli scontri tra i due soci che dovrebbero governare (insieme) la società attiva nella segnaletica ferroviaria. Ma ieri è arrivato l'affondo finale. Lasciate per una volta le tradizionali vie (denunce legali, esposti a Consob), Elliott ha trasferito la battaglia sulla più potente delle pubbliche piazze: il web. Il fondo ha lanciato il sito Internet www.fairtreatmentforsts.com per illustrare le presunte colpe di Hitachi nella gestione e nella scalata a Sts. Una sorta di riassunto delle puntate precedenti con il quale il fondo, in vista dell'assemblea, spiega a tutti i soci le motivazioni che l'hanno spinta a contestare i giapponesi.

Nel sito si ripercorre l'accusa iniziale legata al prezzo con cui Hitachi ha acquistato la società. La pietra dello scandalo secondo il fondo, perché, pagando un prezzo non congruo, Hitachi avrebbe danneggiato anche i piccoli azionisti che, per le loro azioni, avrebbero dovuto ricevere più soldi. Tutta colpa della natura dell'operazione che Hitachi stessa ha definito un "pacchetto unico" in cui, oltre a Sts, è stata ceduta anche Ansaldo Breda, società in perdita della galassia Finmeccanica. Con il sospetto che dentro al pacchetto il valore di Sts sia stato tenuto basso per pagare meno gli azionisti terzi che Breda invece non aveva.

Si dirà allora che Consob è intervenuta per ritoccare questo prezzo e che la questione pende alla Corte di giustizia europea. Il ritocco è stato da 9,4 a 9,9 euro. Ma in un documento di Hitachi, in evidenza sul sito, si sostiene che senza Breda la società sarebbe stata ceduta per 12 euro ad azione. Il sito Internet mette poi in luce diverse criticità relative alla corporate governance con cui, secondo Elliott, Ansaldo Sts sarebbe trattata come una filiale di Hitachi e non come una quotata.

Il tutto, a poche ore dall'assemblea che domani dovrà nominare un nuovo revisore e ad esprimersi sull'azione di responsabilità presentata da Hitachi contro il rappresentante delle minoranze, Giuseppe Bivona.

Il proxy advisor Glass Lewis ha consigliato agli istituzionali di votare contro la proposta di Hitachi. Ma con la maggioranza in mano, difficilmente i giapponesi perderanno la partita. La rimozione di Bivona potrebbe essere un unicum nella storia delle società quotate. E a poco servirà anche la lettera pubblicata sul sito e che per Elliott metterebbe in discussione le basi dell'azione di responsabilità.