I capitali in fuga dalla Cina trovano rifugio nei bitcoin

La paura per la svalutazione dello yuan fa balzare la moneta virtuale a 540 dollari In agenda oggi le nuove stime economiche da parte della Bce e il vertice dell'Opec

Rodolfo Parietti

Dati praticamente per spacciati l'anno scorso, quando boccheggiavano attorno ai 200 dollari, a distanza siderale dai 980 toccati nel novembre 2013, i bitcoin stanno conoscendo una seconda giovinezza. Negli ultimi giorni, le quotazioni della moneta virtuale hanno subìto un'impennata fino a quota 540, con un rialzo superiore al 25% solo nell'ultima settimana. Uno strappo al rialzo così pronunciato e rapido non poteva passare inosservato. Agli analisti, infatti, non è sfuggita la correlazione tra l'irrobustimento della cripto-valuta, basata sullo stesso principio di condivisione dei file nel peer-to-peer, con quanto sta avvenendo in Cina.

Pechino sta provando a gestire un momento non facile, scandito da un'economia in frenata (l'indice manifatturiero è pericolosamente vicino alla soglia dei 50 punti che divide recessione da crescita), debiti in lievitazione (i prestiti bancari sono saliti nel primo trimestre alla cifra record di 4,67 miliardi di yuan) e bolla immobiliare (massimo da due anni per i prezzi delle case). Così, dopo aver difeso negli ultimi due anni lo yuan a prezzo di una forte emorragia delle riserve valutarie (-20%), il governo dell'ex Celeste Impero sembra ora puntare sulla più classica delle svalutazioni competitive per aiutare le esportazioni. Il deprezzamento della moneta cinese sta avvenendo in modo graduale, ma ha ugualmente spaventato i cinesi che starebbero utilizzando il canale digitale del bitcoin per mettere in salvo i capitali. Il fenomeno sembra interessare sopratutto chi dispone di risorse medie o anche modeste, nell'ordine di poche migliaia di euro; meno coinvolti sarebbero invece le grandi aziende che, come è capitato negli ultimi mesi, usano altri modi (soprattutto l'acquisizione di aziende straniere) per proteggersi.

C'è però chi riconduce il rialzo della moneta virtuale alla crescente sfiducia nei confronti delle banche centrali, che restano comunque il principale polo di riferimento per i mercati. Dopo il Beige Book diffuso ieri sera dalla Federal Reserve che nulla ha aggiunto sulle prossime decisioni in materia di tassi, oggi toccherà alla Bce pronunciarsi. Da parte dell'Eurotower non sono attesi cambiamenti nella politica monetaria dopo le decisioni prese in maggio. Questo mese prenderanno il via i nuovi prestiti riservati alle imprese attraverso la formula dei Tltro e i nuovi acquisti di obbligazioni societarie. Mario Draghi, nella conferenza stampa che seguirà il direttivo, potrebbe però «sdoganare» i bond greci (che hanno rating «spazzatura»), consentendo alle banche di offrirli come garanzia nell'ambito delle aste di liquidità. Arriveranno inoltre le nuove stime della banca centrale su crescita e inflazione, che potrebbero essere riviste al rialzo.

Nelle stesse ore sarà di scena anche l'Opec, in un vertice che non dovrebbe riservare sorprese sui livelli produttivi dopo il mancato accordo di Doha.