I cinesi vogliono Starwood Offerta da 12,8 miliardi

Il gruppo asiatico Anbang supera la proposta di Marriott. Ma c'è il nodo della maxi-penale

Paolo StefanatoA tre giorni dalla scadenza dei termini per nuove offerte, proprio quando tutti davano l'affare per fatto, si complica la fusione tra le catene alberghiere americane Marriott e Starwood, che darebbe vita al più grande gruppo del settore, con 6mila alberghi in tutto il mondo e un fatturato di 20 miliardi di dollari all'anno. Ieri infatti è stato reso noto che il gruppo assicurativo cinese Anbang ha presentato un'offerta non vincolante, di valore superiore a quella di Marriott: quest'ultima, in carta e cash, vale 63,74 dollari ad azione Starwood, mentre la proposta di Anbang, tutta in contanti, è di 76 dollari, valorizzando la «preda» 12,8 miliardi.I vertici di Starwood (che ha tra i marchi più noti Sheraton, Westin e St Regis) hanno ricevuto l'offerta cinese il 10 marzo. La dichiarazione ufficiale di Starwood lascia trapelare qualche imbarazzo: continuiamo a sostenere il progetto di fusione con Marriott, ma «esamineremo con attenzione gli sviluppi del negoziato» e «prenderemo una decisione nel miglior interesse di Starwood e dei suoi azionisti». È presumibile si scateni una battaglia sul prezzo. Starwood ha tempo fino al 17 marzo per decidere, ma se preferisse Anbang dovrebbe pagare a Marriott 400 milioni di dollari per la rottura dell'accordo.Anbang ha già fatto due importanti operazioni sugli hotel Usa: a fine 2014 ha acquistato dal fondo Blackstone il Waldorf Astoria, uno dei simboli di New York, per 1,9 miliardi di dollari e in tempi recenti ha rilevato per 6,5 miliardi, sempre da Blackstone, la compagnia americana Strategic hotel & resort, 16 hotel di lusso.I cinesi sono molto attivi sul mercato turistico; va ricordato che Fosun ha acquistato il Club Mediterranée, mentre la Hna di Hainan è diventata azionista della catena alberghiera spagnola NH. Quello che differenzia profondamente l'approccio cinese da quello americano, è l'orizzonte temporale; mentre le società private di Wall Street hanno business plan rapidi e stretti, quelle statali cinesi si possono permettere ampi investimenti strategici a lungo termine.Nel 2013 nel mondo sono stati effettuati un miliardo di viaggi e il mercato raddoppierà nel 2030, quando i viaggiatori saranno due miliardi. In prospettiva, il mercato dell'ospitalità non potrà che crescere. Anche per questo, alla ricerca di economie di scala, il settore è in via di consolidamento. Una scossa al sistema è stato dato negli anni da fenomeni come Expedia (distributore via internet) e Airbnb (circuito di case in affitto con modalità alberghiere) che hanno fatto capire ai colossi che l'offerta si può migliorare solo comprando marchi: per imporne uno nuovo servono infatti decenni.