I dipendenti-soci vogliono dire la loro. L'assist di Giarda sullo statuto

Tensione in aumento attorno alla Banca Popolare di Milano in vista della trasformazione in spa voluta dal governo Renzi. La «road map» sarà ufficializzata dopo il consiglio di gestione del 29 settembre, ha chiarito ieri l'ad Giuseppe Castagna: «L'assemblea ordinaria è fissata ad aprile, se poi ci sarà anche la trasformazione in spa lo vedremo». Allo stato, l'opzione più calda sembra quella con Bper, seguita da Carige e da Banco Popolare, che però guarda con insistenza a Ubi.

Se l'ineluttabilità dell'addio al voto capitario è condivisa dai sindacati, altrettanto non si può dire dell'impostazione e della «regia» del percorso. Il primo scoglio è la riformulazione dello statuto, la cui modifica è infatti già oggetto del braccio di ferro tra il vertice e la base dei dipendenti-soci. Questi, spalleggiati dai pensionati, hanno chiesto una soluzione «alla tedesca», che garantisca una rappresentanza (di minoranza) nel consiglio di amministrazione del nuovo gruppo.

In questi anni «il sindacato ha fatto il sindacato, noi abbiamo gestito l'azienda. Penso che continuando ad andare avanti così possiamo fare delle belle operazioni di crescita», ha avvertito Castagna. In sostanza, nulla deve interferire nella scelta del partner e sulle strategie. Castagna «dovrebbe condividere» le scelte con il sindacato, perché il «mancato coinvolgimento di tutti gli stakeholders, da oggi ad aprile, fa il gioco di chi vuole speculare sul futuro» di Bpm, ha replicato il capo della Fabi, Lando Sileoni. In pratica, i dipendenti vogliono dire la loro subito e non a cose fatte.

Il nuovo statuto sarà discusso «con i nostri compagni d'avventura», ha invece abbozzato il presidente Piero Giarda, eletto proprio dal blocco dei dipendenti-soci. In sostanza sarà scritto a quattro a mani con la sposa. Per conservare la memoria cooperativa di Bpm ci sono tre modi: un «mantenimento circoscritto del voto capitario», assegnare «un privilegio agli azionisti più piccoli oppure dare un riconoscimento ai dipendenti». Si può sceglierne uno, «sono cose condivise da gran parte di coloro che siedono nel Cds e nel Cdg», ha proseguito l'ex ministro negando, invece, l'esistenza di un piano per la nomina, ad aprile, di una Sorveglianza ad interim.

Il clima interno sarà saggiato domani mattina, quando il neo-responsabile delle risorse umane Salvatore Poloni vedrà l'intersindacale «ristretta». L'incontro segna l'avvio della ridiscussione del contratto integrativo e della rimodulazione degli inquadramenti dopo il rinnovo del contratto nazionale. Un tassello fondamentale per rendere la struttura di Piazza Meda più «omogenea» a quella delle potenziali spose.