«I guai della Fondazione non riguardano Mps»

Quindici giorni per mettere in sicurezza quello che resta del Monte Paschi dal rischio di una statalizzazione che spazzerebbe via la Fondazione Mps, primo azionista con il 34%, e l'intero sistema che Siena ha costruito attorno a quella che considerava la «sua» banca. Il 27 dicembre il presidente Alessandro Profumo e l'ad Fabrizio Viola sottoporranno all'assemblea dei soci due opzioni: varare l'aumento di capitale subito a gennaio (come vuole l'istituto) o rimandarlo perlomeno al 12 maggio (come vuole, invece, la Fondazione).
Dopo 4 ore di confronto, il cda ha integrato l'ordine del giorno secondo l'invito fatto pervenire dall'Ente di Antonella Mansi.La posizione però resta netta: «La migliore tempistica per eseguire l'aumento di capitale da 3 miliardi è entro il 31 gennaio», dichiara Mps, puntualizzando che le difficoltà finanziarie e patrimoniali della Fondazione non sono «il presupposto essenziale per effettuare l'aumento di capitale». Anche perchè il rinvio comporterebbe per la banca «un costo addizionale di almeno 120 milioni», che non è corretto spalmare su tutta la base sociale. Senza contare che andrebbe rivisto anche il consorzio di garanzia.
La Fondazione ha, tuttavia, la forza per imporre la linea attendista: l'obiettivo è avere tempo per dismettere una parte della quota e rimborsare i 350 milioni di debiti che la immobilizzano. In assemblea Profumo, che ha già ricordato quanto prescrive il codice civile, costringerà però la Fondazione ad assumersi il rischio che Mps possa finire nelle mani dello Stato, se non sarà possibile riproporre l'aumento dopo gennaio. I timori sono concentrati sul prevedibile irridigimento collegato alla Vigilanza Unica e ai reiterati allarmi sul «rischio Italia» lanciati dalle agenzie di rating: Mps ha in pancia 23 miliardi di Btp. Profumo e Viola, se saranno messi in minoranza, sarebbero pronti a dimettersi. A quel punto la banca sarebbe senza il denaro necessario per restituire i Monti bond al Tesoro, come prescrive l'accordo con la Ue, e senza più una guida.
Ecco perché le diplomazie stanno intensificando gli sforzi, sia tra Monte Paschi e la Fondazione, sia tra la Fondazione e le sue banche creditrici, per trovare una mediazione: l'Ente è assistito da Lazard. All'inizio della settimana si sarebbe tenuta una conference call, ma al momento non si starebbe parlando di una nuova rinegoziazione debito.