I lapilli di Pompeo

La formula della collaborazione pubblicoprivato non ha dato risultati apprezzabili. Eppure, in Italia, il partenariato conta su molti sostenitori. Io non ho mai creduto nella bontà dei sistemi misti, anche perché i soggetti coinvolti hanno obiettivi diversi. Si genera un mostro a due teste che produce tanta confusione e risultati opachi. Concordo con Pier Francesco Saviotti, banchiere di lungo corso e ad di Banco Popolare, quando ricorda che le banche devono avere un decisore unico. Immaginiamoci le iniziative imprenditoriali. Nella gestione mista poi il pallino resta in mano pubblica con tutte le conseguenze negative del caso.La morale è semplice: da quei patti è il privato che eredita i vizi tipici della mentalità pubblica. E poi gli obiettivi sono diversi. Ecco perché non mi convince la soluzione allo studio per fare dell'area Expo un territorio della conoscenza. Non per la finalità, che trovo lungimirante. Ma perché la regia dell'operazione vedrebbe insieme il soggetto pubblico con il concorso di privati.Mi permetto di suggerire a Renzi di fare un passo indietro. Di uscire dalla partita per concentrarsi su urgenze che certo non mancano. E di lasciar fare ai privati senza vincoli dirigistici, tipici dello statalismo. Se deve essere impresa che lo sia per davvero. Quella cittadella della conoscenza deve sostenersi di per sé, senza aiutini di circostanza. Che stonerebbero assai e denuncerebbero errori di strategia aziendale. Sono certo che imprenditori illuminati saprebbero portare avanti tale impresa con profitto proprio. E per il bene collettivo. www.pompeolocatelli.it