I lapilli di Pompeo

«Non sono un dramma 2,5 euro in più a passeggero». Ha detto proprio così il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, a proposito dell'aumento delle tasse aeroportuali introdotto dal governo. Ancora una volta in assenza di una strategia oculata contenimento della spesa migliorando la qualità del servizio si procede con il solito metodo scorciatoia: fare cassa toccando il portafoglio dei cittadini/contribuenti. Le compagnie aeree, in modo particolare quelle low cost, avevano minacciato di intervenire con drastiche riduzioni delle tratte negli scali. La qual cosa avrebbe dovuto suggerire a Franceschini una riflessione perlomeno di buon senso. Invece no. Ha proseguito secondo la logica consolidata dei rincari della gabella. Quando i conti al ministero non tornano si opta per alzare la posta. Ciascuno di noi è legittimato a domandarsi dove andranno a finire quei denari. E non si tratta di un interrogativo ozioso. Il ministro, anche solo per mera opportunità politica, avrebbe dovuto accompagnare la notizia dell'aumento con qualche annuncio virtuoso. Del tipo: con quei soldi avvieremo la riqualificazione di siti artistici in gravi sofferenze come, per fare solo un paio di esempi (la lista è assai lunga), Pompei e il teatro greco di Siracusa. Non lo ha fatto, limitandosi a un generico «ma i 2,5 euro mi paiono una cosa che sta dentro un sistema che sta crescendo». Una risposta così fumosa che non lascia spazio a buone sensazioni. Il tempo dirà. Intanto incassiamo la quasi scontata riduzione di voli su tratte fondamentali, vedi Sardegna. Oltre al danno della tassa, l'inevitabile beffa. Alla faccia del mercato turistico. www.pompeolocatelli.it