I lapilli di Pompeo

Una notizia che viene da Genova ha richiamato la mia attenzione. Chiama in causa la «peggiocrazia». Succede che la Phase, una società italiana impegnata nel campo delle motorizzazioni dei maggiori telescopi al mondo, ascensori per i grattacieli più alti e, in più in generale, nella robotica più sofisticata, intenda aprire un nuovo centro direzionale nel genovese. La prospettiva è ottima: offrire lavoro ad oltre 200 persone. Un investimento importante, un vanto per la città; considerato che il piano prevede una collaborazione con l'università del capoluogo ligure. L'area individuata non è altro che una discarica. La proprietà ne prevede la messa in sicurezza. Con una precisa attenzione a uno sviluppo sostenibile in fatto di tutela ambientale.Tutto bene, allora? Macché! Il progetto, presentato nel 2008, ha incontrato negli anni ostacoli di tutti i tipi. Un autentico valzer della paralisi. Sarebbe lunga entrare nel merito dei mille cavilli, delle infinite congetture. Lascio alla fantasia del lettore. La sintesi è sempre la stessa: la burocrazia dà sempre il peggio di sé. Nel frattempo, la proprietà della Phase non è stata con le mani in mano. È andata a costruire altrove: in Cina. Laggiù in un anno ha ottenuto i permessi per avviare una fabbrica vicino a Shanghai dove oggi lavorano 700 persone. In Cina, dico! Mica nel Paese del liberalismo avanzato. Possibile che qui si faccia di tutto per bloccare la libera intrapresa? In mancanza di tempi certi e di protocolli cervellotici nessuno vorrà più investire nel Belpaese. L'Italia non ha chance di ripartire se non risolve in fretta questo enorme problema. L'imprenditore che vuole investire necessita di chiarezza. Ad esempio: sì o no in sei mesi! I decisori pubblici si sbrighino. Non ha senso che l'economia reale debba arrendersi alle alzate di spalle della pubblica amministrazione! www.pompeolocatelli.it