I lapilli di Pompeo

Il lato positivo dell'industria italiana l'abbiamo visto con il Salone del Mobile. Un evento entusiasmante che ha dato lustro a una delle migliori espressioni del made in Italy. In una Milano viva e bellissima, vera caput mundi, grazie al Fuori Salone (in particolare l'Interni Open Borders, frutto della fantasia di Gilda Boiardi, allestito presso l'Università degli Studi, la Torre Velasca e l'Orto Botanico). Quando si lascia fare ai privati

Il Salone del Mobile fotografa il meglio della nostra piccola e media impresa. Distretti che sono riusciti a rimanere in piedi nel quasi totale disinteresse. Possono bastare i cosiddetti «bonus mobile» messi in campo, a ciclo periodico, per affermare la ritrovata lungimiranza dei governi? Quel tipo di provvedimenti, in assenza di un piano industriale perlomeno decennale, non possono spiegarne i segnali di risveglio, anche sul mercato interno, confermati dal presidente di Federlegno Arredo, Roberto Snaidero. I piccoli imprenditori hanno ancora una volta fatto da sé. Ecco il vero miracolo italiano! Negli ultimi sei anni i distretti penso in modo particolare alla Brianza e al Veneto hanno patito un numero preoccupante di chiusure. Tuttavia, pur alle prese con le solite piaghe che si chiamano tassazione alle stelle, costo del lavoro spropositato, burocrazia indisponente, il comparto è ancora propositivo. Una cosa straordinaria nell'ordinaria dabbenaggine dei decisori pubblici. Infatti, nelle più prestigiose università al mondo si studiano con attenzione le nostre imprese di design (desta meraviglia come i grandi designers mettano volentieri il loro talento al servizio di realtà che stanno nella brianzola Meda come nella veneta Brugnera). Il Paese può ripartire solo se chi di dovere finalmente investirà sull'eccellenza dei suoi distretti. Allentando la presa, iniettando misure su misura. E non incentivi spot.

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