«I prestiti superano i depositi: non c'è alcun credit crunch»

Il crollo dei consumi e il fatto che le banche eroghino i prestiti a peso d'oro sta mettendo in ginocchio la corporate Italia. Chiediamo come uscire dall'impasse all'ad di Ubi Banca, Victor Massiah che ieri ha posto 40 milioni sul tavolo delle 120mila piccole e medie imprese aderenti a Confapi con il progetto «T2 Territorio per il territorio». Ubi si finanziarà con un'obbligazione da 20 milioni, quindi ne restituirà il doppio al territorio: 50mila euro il tetto erogabile (la finestre per le domande scade a febbraio). «Dopo i 23 social bond collocati negli ultimi 12 mesi e la recente iniziativa congiunta con Assolombarda, è il nostro primo piano d'azione nazionale», sottolinea Massiah che a meno di improbabili ribaltoni sabato in assemblea (22mila circa gli iscritti), resterà alla guida di Ubi per un altro mandato: pur in un clima arroventato, dovrebbe vincere la lista della continuità proposta dal Cds uscente; mentre la compagine bergamasca di Andrea Resti dovrebbe superare quella di Giorgio Jannone per le minoranze.
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«Il problema è il costo della materia prima (la raccolta ndr), che non si satura con i depositi interni, ma dipende dell'approvvigionamento sui mercati internazionali».
In queste condizioni come è possibile fronteggiare aziende tedesche che si finanizano a poco più del 3%?
«Spesso i costi richiesti dalle banche non coprono neppure lo spread. Esemplare il caso dei mutui: in Italia costano in media 350 punti base più dello spread, contro i 50-100 punti della Germania. L'aggravio si ferma quindi a 250 punti contro i 303 segnati dal differenziale Btp-Bund».
Che cosa occorre per ridare fiato al sistema-Italia, intrappolato tra il blocco del circolante, i crediti verso lo Stato e i consumi a picco?
«Le aziende che esportano hanno una relativa necessità di affidamenti, perché operano in Paesi dove i pagamenti sono in media più rapidi che in Italia. Le altre invece hanno difficoltà sia di circolante sia ordini. Ritengo che la ridefinizione dei tempi di pagamento sia essenziale, perché riduce il fabbisogno di credito. Occore rendere illegale un tempo di pagamento più lungo di quanto stabilito, a partire dai debiti della Pa».
Sulle banche gravano 120 miliardi di sofferenze e i nuovi crediti scarseggiano, ma la Cgia di Mestre stima che l'81% dei prestiti resti in pancia alle grandi aziende.
«Per quanto riguarda Ubi il tasso di concentrazione degli impiegi tra 2007 e 2012 è dimuito del 20-30% sui raggruppamento dei grandi clienti».
E la situazione del Sud?
«Anche nel Mezzogiorno convivono mercati sani e altri che non lo sono. Una banca deve fare selezione del credito per difendere i depositi della clientela. Lo chiedono anche gli imprenditori, chi va bene non vuole essere trattato come gli altri».
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«Abbiamo grandissimi margini di miglioramento. L'Italia è tuttavia un Paese dove prevalgono gli aggettivi sull'aspetto quantitativo: tutti diciamo che in Italia c'è il credit crunch, ma in realtà gli impieghi sono superiori alla raccolta, all'inverso di quanto avviene in Germania. E le nostre banche in media sono solide, come certificato anche dal Fmi».