I rapporti con Nomura al centro del processo Mps

Monte Paschi versò 830mila euro per «esodare» l'ex capo della finanza, Gianluca Baldassarri, premiato per l'occasione anche con una lettera di «encomio» firmata dall'allora presidente Giuseppe Mussari. Le parole dell'ad Fabrizio Viola, ascoltato ieri dalla Procura come testimone nel processo sulla ristrutturazione del derivato Alexandria con Nomura, fanno venire i brividi se raffrontate al dissesto che avrebbe poi costretto Mps a chiedere 4 miliardi al Tesoro con i Monti Bond e ora a lanciare una ricapitalizzazione da 2,5 miliardi.
Il libro soci inizia comunque già a ridisegnarsi in vista dell'operazione che abbatterà definitivamente la presa «politica» sulla banca della Fondazione Mps: Unicoop Firenze è scesa dal 2,7% all'1,7%, a conferma del divorzio in atto tra Siena e Bologna dopo l'addio al board di Rocca Salimbeni di Turiddo Campaini, storico collettore del mondo delle cooperative.
Lo scandalo del Monte «ha portato un grave danno reputazionale per l'istituto», ha aggiunto Viola, che insieme al presidente Alessandro Profumo ha preparato il piano di rilancio: la banca fronteggiò anche la fuga di clienti e depositi, di cui cercavano di fare incetta alcuni concorrenti.
Viola ha risposto per tre ore a tutte le domande dei giudici in una udienza spesso tesa: il punto centrale è capire chi di Mps fosse a conoscenza dell'accordo con Nomura. Il banchiere ha ribadito che il nuovo vertice ritrovò il mandate nella cassaforte dell'ex direttore generale Antonio Vigni solo il 10 ottobre del 2102. Immediata la replica dei legali di Mussari, anche lui indagato, che hanno bollato il documento come «praticamente inutile».Prima dell'ottobre 2012, ha ripetuto Viola, non c'erano certezze che l'operazione Alexandria poggiasse sull'impegno all'acquisto di Btp, con le relative ripercussioni sui conti. Così come solo nel novembre del 2012, si capì che la ristrutturazione costava 220 milioni, cifra non riportata nel contratto. Tutto questo, malgrado le criticità al bilancio subito sollevate da Bankitalia: la Vigilanza - ha precisato il capo degli ispettori, Gianpaolo Scardone - dedusse che c'era un collegamento tra l'operazione di ristrutturazione Alexandria e i repo sui Btp condotti sempre con Nomura, ma non conoscendo l'esistenza del documento che legava esplicitamente le due operazioni lo potè solo ipotizzare. Secondo l'accusa Siena utilizzò il contratto per occultare le perdite. Viola si è comunque congedato da Vigni, ieri per la prima volta in aula, con savoir faire: una pacca sulle spalle e una stretta di mano.