I sindacati di Alitalia rinviati «sine die»il retroscena »

Non c'erano convocazioni ufficiali, ma i vertici dell'Alitalia e i sindacati erano da giorni d'accordo per incontrarsi oggi. Doveva essere l'occasione per illustrare nei dettagli il piano industriale e dare, finalmente, i numeri di esuberi e tagli agli stipendi.
Finora infatti tutto è passato sottotraccia, velato dalle indiscrezioni, per non disturbare l'aumento di capitale in corso. Poi la scadenza dell'aumento è stata spostata dal 14 al 27 novembre, quindi è stata aperta la prima finestra sull'inoptato, che resterà accessibile fino al 10 dicembre. Insomma, sul piano finanziario le bocce non sono ancora ferme e deve essere apparso inopportuno aprire il fronte sindacale mentre le vicende societarie sono ancora sottoposte a incertezze. Così l'incontro di oggi non ci sarà. Rinviato sine die. Ma è quasi un gioco delle parti; perché gli stessi sindacati non sono entusiasti di dover prendere atto di esuberi in un momento in cui le loro forze sono indebolite dalla situazione. Qualcuno s'immagina un calendario di scioperi in un'Alitalia già al collasso? Le notizie fin qui fatte trapelare parlano di mille esuberi tra i dipendenti e altri 1000-1500 tra i contratti a termine. Finora il sindacato ha fatto finta di non sapere. Ma quando saprà, come si comporterà?
Intanto la società è alle prese con un insidioso aumento di capitale che finirà per andare a buon fine grazie all'apporto determinante a due soggetti «di sistema», uno privato e uno pubblico: Intesa e Poste. Momento delicato, che si chiuderà definitivamente (se questa parola si addice all'Alitalia) il 31 dicembre. Mentre sembra ancora aperta la disperata ricerca di un partner straniero. Una delegazione dell'azienda è stata segnalata a Mosca, un'altra ad Abu Dhabi. La prima è stata guidata da Giancarlo Schisano, vice direttore generale di Alitalia; la seconda - così si dice - da Giovanni Castellucci, ad di Atlantia (gruppo Benetton), che sembra il nuovo uomo forte dell'azionariato nel dopo-Colaninno. Ma Castellucci, interpellato direttamente sulla sua presenza negli Emirati, ha smentito in maniera piuttosto ruvida.
Anche il vertice di Alitalia è in fase di turbolenza. Il presidente Roberto Colaninno lascerà la carica a fine anno; ha già versato 13 milioni di aumento e non si sa ancora se verserà gli altri 8 corrispondenti alla sua quota. Non sembra del tutto al sicuro nemmeno Gabriele Del Torchio. È arrivato, è vero, alla guida di una compagnia già compromessa, ma il suo piano industriale di luglio è rimasto sulla carta, tra la stizza dei francesi «non interpellati» e una serie di progetti non realizzati (e forse non realizzabili). L'unica cosa che è riuscito a fare è stato chiedere soldi ai soci. Ma parecchi di essi gli hanno girato le spalle.