I sindacati di Bpm tengono in scacco l'operazione Banco

Francoforte pretende altri correttivi al piano Il muro dei milanesi che ripensano a Genova

Massimo RestelliDopo due mesi di fidanzamento Banco Popolare (-4,2% in Borsa) e Popolare di Milano (-2,5%) sono a un passo dalla rottura. Prigioniere da una parte dai paletti rigoristi posti dai tecnici della Bce, che poco sopportano particolarità e riti del credito cooperativo italiano, e dall'altro dal crescente malcontento della pancia politica di Piazza Meda, decisa a vendere cara la pelle: a fine aprile Bpm deve rinnovare il suo consiglio di sorveglianza e i rapporti non sono certo distesi nemmeno con la gestione.Concambio a parte, che a cose fatte dovrebbe vedere il Banco pesare per il 51% dell'aggregato e Bpm per il 49%, i problemi restano quelli noti: i crediti deteriorati e la governance. Il clima è tuttavia ormai da scontro totale. A meno di sorprese infatti l'Eurotower non accetterà il contratto di matrimonio tra Banco e Bpm nemmeno nella «versione due» rivista dai capi azienda Pier Francesco Saviotti e Giuseppe Castagna dopo l'ultima trasferta a Francoforte.Il documento è ancora al vaglio della squadra guidata da Daniele Nouy che dovrebbe comunicare il proprio orientamento questa settimana, ma da quanto trapela la Vigilanza imporrà a Milano e Verona altri correttivi sia di governance sia sui tempi di gestione dei crediti deteriorati (14 miliardi per il Banco, 6,5 per Bpm). Lo smaltimento è ora previsto in 24-30 mesi, che è la metà dell'ipotesi iniziale.Francoforte vorrebbe poi che la nuova holding asciugasse il prospettato consiglio a 19 seggiole, che le due banche vorrebbero mantenere almeno in via transitoria per il primo mandato di accompagnamento alla fusione per accontentare i territori, a 17 o ancora meglio a soli 15 posti. Allo stesso modo potrebbe essere chiesto di ridurre ulteriormente la supposta sopravvivenza sotto alla nuova holding per un triennio della Bpm spa, da subito molto mal tollerata da Francoforte, e di prevedere solo un mini-consiglio (si parla di 5-7 posti).Misure viste come fumo negli occhi dalla base di Piazza Meda, che la scorsa settimana si è così data appuntamento in un locale della parrocchia San Carlo nel centro di Milano per fare il punto «politico»: una ventina i presenti tra i rappresentanti dei sindacati interni, quelli dei pensionati, e quelli dei soci non dipendenti guidati da Piero Lonardi. Un altro incontro operativo è in agenda a breve ma l'orientamento è chiaro: i sindacati interni hanno ribadito in un volantino di non accettare l'idea che Bpm sia ridotta a una «preda succulenta» chiedendo di fatto a Castagna di esplorare altre strade protetto dallo scudo del limite ai diritti di voto al 5% previsto per 24 mesi dalla Riforma Renzi insieme all'obbligo di diventare spa. Una vecchia idea della base di Piazza Meda è Carige (-7,8% in Borsa), dove la famiglia Malacalza ha appena deciso di rinnovare il consiglio.