I sindacati puntano i piedi asse Meridiana-Qatar in bilico

Domani l'ultima chance per trovare un accordo per il salvataggio da parte del socio arabo. Il nodo esuberi

Paolo Stefanato

Meridiana-Qatar, il sindacato non firma e si va ai tempi supplementari. L'incontro di ieri doveva essere decisivo per spianare la strada all'ingresso del socio di Doha, ma in serata i rappresentanti dei lavoratori si sono irrigiditi e non hanno sottoscritto quanto sul tavolo, e cioè le intese sul nuovo contratto e sul numero degli esuberi. Dopo un incontro in mattinata col ministro Carlo Calenda, nel pomeriggio il viceministro Teresa Bellanova ha posto alle sigle un ultimatum: alle 18 la risposta, prendere o lasciare. Puntuali, i sindacati si sono sfilati, eccependo dettagli legati agli stipendi e ai tagli. Alla fine, nuovo appuntamento per domani alle 18; prevale la convinzione che si firmerà in extremis: «Chi si prende la responsabilità di raddoppiare i licenziamenti e di far scappare il Qatar?», si chiedeva ieri sera, in via confidenziale, un sindacalista.

Domani scadono infatti i termini per le procedure di mobilità e finisce la cassa integrazione. La trattativa va avanti da febbraio. Se non si arriverà a una firma, una Meridiana stand alone vedrà cancellati posti di lavoro in numero molto superiore a quelli previsti con l'ingresso degli arabi. La Cassa integrazione a rotazione per 1.350 dipendenti su 1.600, aperta nel 2011, finita nel 2015 era stata poi prorogata dal ministero per un anno proprio allo scopo di favorire l'accordo con un partner. Qatar Airways è stata individuata e portata al tavolo dal governo. Un «no» sindacale rimetterebbe in discussione tutto l'assetto di Meridiana. Se resterà da sola, gli esuberi saranno 955, contro i 527 previsti dal Qatar. Visto che 250 dipendenti sono già usciti dal perimetro aziendale (incentivati con 15mila euro), i numeri del confronto sono: 700 licenziamenti per una Meridiana senza socio, 300 se arriva l'azionista arabo.

Qatar Airways, che vuole comprare il 49% della compagnia sarda, non ha svelato il piano industriale, perché ritiene preliminari due condizioni: la negoziazione di un nuovo contratto di lavoro, a costi inferiori del 20%, e la chiusura del capitolo mobilità (licenziamenti). Il contratto di lavoro chiesto da Qatar inizialmente aveva durata di 5 anni, poi scesi a tre. Le intenzioni della compagnia araba da qui al 2019 sono di aumentare del 15% circa le ore di volo, confermando la centralità della Sardegna, creando un sistema di feederaggio con l'hub di Doha e rafforzando il network; intatta l'attività leisure di lungo raggio, con base a Malpensa. Prevista nello stesso aeroporto anche una robusta base cargo (ragione questa che evita esuberi tra i piloti), mentre ci sarà un rafforzamento delle attività di terra e delle manutenzioni.

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