Nell'era dei rendimenti bassi il rischio zero non esiste più

Con i tassi dei Bot negativi, per ottenere un 3-4% bisogna essere pronti a perdere anche tutto. Chi non lo sa deve cominciare a informarsi

Q ual è il confine tra il libero arbitrio e la tutela del risparmio? Vi può sembrare un tema alto, ma è bassissimo e soprattutto attuale. La storia è semplice. Almeno 15mila italiani sono stati gabbati da quattro banche locali che sono finite in malora. Negli anni e nei mesi scorsi avevano riempito i portafogli con obbligazioni subordinate emesse da questi istituti locali e oggi pagano caro il loro investimento: praticamente azzerato. Queste banche erano molto note a livello locale (e anche molto chiacchierate): i risparmiatori avevano un conto corrente, talvolta un'azione della banca e spesso obbligazioni emesse dal medesimo emittente. La crisi e soprattutto la pessima gestione hanno fatto crollare il castello di carte. E i risparmiatori ora piangono. Con chi se la devono prendere? Con lo sportellista che li ha indotti a comprare la merce, con la fallace credibilità che i manager hanno costruito? Certamente. Ma anche con se stessi. È brutto infierire con chi perde i sudori di una vita. Soprattutto se ciò avviene attraverso l'inganno. Che comunque c'è stato. Ma la finanza, è bene sempre ricordarlo, è una cosa seria e soprattutto complicata. Fare soldi grazie ai soldi non ha nulla di disdicevole, ma al pari di fare l'elettricista, l'ingegnere o il designer necessita competenze. I nostri risparmiatori si sono messi in portafoglio delle obbligazioni subordinate. Sapevano cosa erano, cosa vuol dire subordinato, che rischi correvano? Cosa vuol dire Tier 1? E del bail in sanno qualcosa? Ho come l'impressione che qualcuno nemmeno sappia cosa sia un'obbligazione: e cioè un prestito che si fa ad un terzo.Probabilmente molti dei nostri risparmiatori incappati nelle quattro sfortune è invece a conoscenza dei rudimenti della finanza e dell'economia. Per questa seconda pattuglia la critica a questo punto cambia e se volete è ancora più diretta. Negli ultimi mesi i famosi titoli di Stato sono scesi ad interessi sotto zero (strano, ma vero): il che vuol dire che se presto allo Stato 100 euro, questi me ne restituisce dopo un anno 99. Una roba da pazzi, per un risparmiatore. Tanto che a comprare i bond pubblici sono rimaste praticamente solo le banche e semplicemente perché la loro alternativa sarebbe quella di piazzare la liquidità presso la Bce e pagare un interesse ancora più negativo. Con i Bot a tasso negativo, i risparmiatori sono alla pazza ricerca di rendimenti. Comprerebbero anche le azioni del Monopoli se rendessero anche lo zero virgola. In questo scenario i risparmiatori come potevano aspettarsi che un'obbligazione bancaria (come quelle di cui stiamo parlando) rendesse tra il 6 e il 10 per cento? O sono degli allocchi o hanno volontariamente preso un rischio sapendo che quei rendimenti li possono garantire solo investimenti al cardiopalma.In un mercato funzionante il problema non è tanto che un'obbligazione vada in fallimento (può purtroppo succedere) ma che il suo prezzo (e dunque il tasso di interesse) rifletta il rischio dell'evento drammatico. La vecchia truffa Parmalat nasceva proprio dal fatto che le sue attività finanziarie venivano piazzate a prezzi che non riflettevano i veri conti della società, che risultarono poi truccati.Inoltre il risparmiatore, anche quello piccolo, ha un ulteriore scudo, che specie quando vede tassi e ritorni alti, deve attivare: non può mettere tutte le uova nel medesimo paniere. Se questo cade, rompe tutto. E dunque è da sconsiderati avere un conto corrente in una banca, e detenere al contempo sue azioni e obbligazioni. Esattamente quanto queste ultime chiedevano ai propri clienti. E in questo c'è della cattiva fede da parte dei bancari.La morale è che prima di piangere, fare costose class action, scrivere lamentele per il sapore di questa zuppa, i risparmiatori devono fare un piccolo-grande sforzo: informarsi. In fondo è ciò che fanno quando comprano una macchina o un elettrodomestico. Solo dopo possono lamentare il comportamento opaco o fraudolento di chi ha venduto loro la merce.

Commenti

onurb

Sab, 28/11/2015 - 10:10

E' tutto vero ciò che dice Porro. Quanto al prendere informazioni è un problema non da poco: se parli con una banca, questa ti decanta i suoi prodotti e ti denigra quelli delle altre e queste fanno la medesima cosa con i propri prodotti e quelli altrui. La mia esperienza insegna che nel commercio, e la vendita di prodotti finanziari è esattamente una forma di commercio, non si deve mai farsi incantare dal commerciante. Tanto più che oggi ci sono molte piccole, ma anche grandi, realtà che campano molto bene grazie agli utili che realizzano insegnando come presentarsi ai clienti per vendere loro la propria merce dopo averli ben intortati a suon di chiacchiere.

Ritratto di stenos

stenos

Sab, 28/11/2015 - 10:34

Cassetta di sicurezza con denaro in contanti. Non guadagni ma non ti derubano.

Paolino Pierino

Dom, 29/11/2015 - 18:16

Tutto vero ciò che dice re scrive il bravo Nicola Porro. Un ma esiste è il "consiglio" del funzionario bancario interessato o comandato a fare questo. Nelle banche,da giovane,all'ufficio sviluppo e prestiti eravamo sollecitati a promettere il paradiso il dirigente di turno responsabile dei conti ci spronava con una frase,per una balla non è mai morto nessuno se non lo raccontiamo noi per ricevere avere depositi obbligazioni ed altri lo raccontano i nostri concorrenti. Questa è la morale bancaria in Italia Capirai poi se il trucco con destrezza come è noto atutta Italia è stato preparato da tempo da personaggi del calibro dei Boschi padre e figlia con Renzi che teneva bordone con i Carrai Serra e compagnia banditesca simile vedi le PO in una notte in SPA e via dicendo. Italiani popolo di comunisti pure tanto cxxxxxxi .Ben vi sta