Tra i vecchi soci di Bper scontro sul ruolo di Unipol

Il territorio punta su Piero Ferrari che però si chiama fuori. Le manovre delle fondazioni

Le Fondazioni alzano la guardia su Bper Banca, l'ex popolare dell'Emilia Romagna, che proprio ieri ha registrato, nel suo libro soci, la salita di Unipol annunciata venerdì scorso. Il gruppo assicurativo bolognese ha così in mano il 14,3% della banca modenese guidata dall'ad Alessandro Vandelli, dal 9,87% detenuto in precedenza. E potrebbe non essere finita qui visto che Unipol, che continua a vedere come grande soci la galassia delle coop, ha già l'autorizzazione a portarsi fino al 19,9% del capitale.

Il blitz di Unipol, seppure ben accolto dai vertici di Bper, secondo le indiscrezioni di mercato avrebbe già fatto suonare il campanello d'allarme tra gli enti storicamente presenti nel capitale della banca. Pronti, pare, a mettere mano al portafoglio e a cercare alleati pur di non perdere la presa sull'ex cooperativa. Ufficialmente a prendere posizione finora è stato solo Vandelli che, a margine della «Italian ceo conference di Mediobanca», ha espresso piena soddisfazione per la mossa di Unipol. «Si tratta di un azionista che era già presente nel nostro capitale in maniera importante e ha deciso di aumentare la quota, esprimendo così la volontà di sostenere la banca nel medio e lungo periodo. Gli sviluppi credo che siano positivi», ha spiegato il banchiere.

Ma sotto la superficie qualcosa si starebbe già muovendo. Nel mirino ci sono prima di tutto la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (al 3,001%) e la Fondazione di Sardegna (al 3,021%), oltre alla Cassa di Risparmio di Bologna e alla Cassa di risparmio di Imola e di Vignola che dovrebbero detenere complessivamente un ulteriore 2% del capitale. L'attenzione è concentrata sulla Fondazione di Sardegna che potrebbe scambiare il 49% che ancora detiene nel Banco di Sardegna (già ad oggi controllato a Bper) con titoli dello stesso istituto modenese, così da aumentare la presa. Una operazione di «swap» azionario in merito alla quale ieri Vandelli si è limitato a rimarcare che «si sta lavorando», rinviando ogni ulteriore dettaglio alla presentazione del piano industriale prevista nella seconda metà di settembre.

Ma non sono solo le fondazioni bancarie a prepararsi a un cambio di governance forse non così desiderato nel libro soci. Nell'azionariato della banca sussiste, infatti, un nutrito patto di sindacato che riunisce 68 aderenti con il 4,09% del capitale (di cui l'1,02% è in mano a Giorgio Pulazza). E il territorio locale starebbe già corteggiando un imprenditore del calibro di Piero Ferrari, figlio di Enzo e vicepresidente della scuderia di Maranello (e senza alcuna parentela con Pietro Ferrari, presidente del gruppo Bper), come fil rouge tra le istituzioni locali e l'imprenditoria romagnola. Lo stesso Piero Ferrari è già stato peraltro vicepresidente del gruppo Bper tra il 2001 e il 2014 e, grazie al 10% tutt'oggi detenuto nel Cavallino Rampante, è forse l'imprenditore più ricco del modenese. La stessa Forbes valuta il patrimonio di Piero Ferrari in oltre 3 miliardi di dollari, una cifra in teoria sufficiente a comprare l'intera Bper che in Piazza Affari capitalizza 2,2 miliardi. Fonti vicine a Maranello, tuttavia, escludono, un ritorno di fiamma di Piero Ferrari per Bper (che ieri in Borsa ha guadagnato lo 0,55% a 4,7 euro). Ma, come spesso succede in questi casi, mai dire mai.