Fra gli immobili in vendita anche la sede milanese in corso Vittorio Emanuele

Fiorentino: «Sì ad alleanze ma dalla parte giusta del tavolo»

La prima mossa di Paolo Fiorentino al timone di Carige viene benedetta da Piazza Affari dove ieri il titolo ha messo a segno un balzo del 10,7% a quota 0,25 euro. A innescare il rally delle azioni dell'istituto ligure è stato l'avvio del pacchetto di cessioni da realizzare entro fine anno che rafforzerà il patrimonio per almeno 200 milioni. In vendita ci sono i crediti in sofferenza per circa 1,2 miliardi e la piattaforma di gestione degli Npl ma anche gli asset immobiliari di pregio, il credito al consumo di Creditis e il business merchant book, ovvero i servizi di incasso relativi ai contratti Pos.

Sul fronte del mattone, il focus sarà su due palazzi di pregio situati a Milano (in Corso Vittorio Emanuele, circa 2.600 metri quadri per un totale di sei piani e due interrati) e a Roma (3.100 metri quadri in via Bissolati) attualmente occupati dal gruppo Carige, con destinazione direzionale e retail.

Quanto alle sofferenze, «abbiamo ricevuto molte manifestazioni di interesse per gli npl che abbiamo messo in data room; si tratta di un portafoglio più ampio a circa 1,4 miliardi di euro», ha sottolineato Fiorentino, nel corso del suo primo incontro ufficiale con la stampa, precisando che «l'obiettivo di vendita resta comunque quello degli 1,2 miliardi». Sulla piattaforma di gestione sono già stati definiti gli investitori target, operatori già attivi nel mercato «con un chiaro progetto di crescita».

Il cantiere resta aperto anche sulla conversione del bond Generali: «nessuna decisione è stata presa. Continuiamo a lavorare», ha spiegato Fiorentino aggiungendo che la questione sarà «oggetto dei prossimi cda». Il riferimento è ai titoli venduti al Leone di Trieste nel 2008: la soluzione era stata suggerita dall'ex ad Guido Bastianini (benchè sgradita alla stessa compagnia assicurativa) come cuscinetto aggiuntivo nel caso la Bce avesse chiesto maggiori risorse per rafforzare il capitale ma convertendo quel bond, Generali sarebbe stata proiettata nel novero dei soci forti dell'istituto con una quota vicina al 17-18% del capitale, diluendo così la posizione dell'attuale socio di controllo, ovvero la famiglia Malacalza.

Nel calendario di Carige, però, la prossima data segnata con il pennarello rosso è quella di giovedì 3 agosto quando il cda approverà i numeri del primo semestre dell'anno. Da lì si potranno avere altri dettagli su come Carige si sta muovendo in vista dell'implementazione del piano di ristrutturazione richiesto dalla Bce e da completare entro dicembre che prevede di fare cassa per 700 milioni. Poi, a settembre, il nuovo piano industriale da portare in assemblea (la stessa che dovrà approvare l'aumento di capitale) entro metà del mese. Nella ripresa del consolidamento bancario europeo Carige continuerà a ballare da sola? «Abbiamo un grande brand - ha risposto l'ad - ma manca di massa critica. In un eventuale processo di consolidamento avrebbe la possibilità di un beneficio importantissimo in termini di capitale. Il problema è da che parte stare. Io credo che, se questo processo che è ineluttabile, nel sistema e non per Carige, noi vorremmo stare nella parte lunga del tavolo, quella dove si discute e non dove si viene discussi». Dunque «per la futura Carige avrebbe un grandissimo senso partecipare, dalla parte del tavolo giusta, a un processo eventuale di ulteriore consolidamento del sistema bancario».

CC