Impregilo, in assemblea non vince nessuno

Il gruppo Gavio non riesce a ottenere un «salvifico» rinvio a settembre dell'assemblea di Impregilo e deve accontentarsi di una proroga tecnica di cinque giorni a martedì 17 luglio. Il gruppo Salini, invece, si presenta con un cospicuo numero di deleghe sollecitate pubblicamente (l'1,845% del capitale), ma non riesce a «usarle» - come Igli - perché il voto viene stoppato in assemblea dal presidente Fabrizio Palenzona per una tecnicalità rilevata dai legali (il mandato di alcuni deleganti non avrebbe ricompreso altre opzioni oltre la revoca del cda; ndr).
Eppure tutto era cominciato all'insegna del fair play. Il Tribunale di Milano aveva respinto i due ricorsi di Salini riguardanti due ipotetici patti occulti tra Gavio e quattro soci, e tra il gruppo piemontese e Mediobanca e Banca Carige. Di fatto consentendo l'inizio dell'assise senza impedimenti. Beniamino Gavio e Pietro Salini si erano persino stretti la mano prima dell'inizio dei lavori, avviati con un'ora e mezzo di ritardo. In platea anche Claudio Costamagna, candidato presidente nella lista Salini, Alberto Lina e l'avvocato Carlo d'Urso.
Poi le prime sorprese. In primis nel libro soci: la società romana di costruzioni si è presentata in assemblea con il 29,949% tallonando Igli fermo al 29,959%. Poi è stata la volta del fondo Amber salito al 7,261% (ma accreditato da fonti finanziarie dell'8,5% circa). Poco dopo mezzogiorno i primi fuochi d'artificio. Bruno Binasco, amministratore unico di Igli, ha chiesto il rinvio dell'assemblea al 3 settembre per consentire ai soci di conoscere il risultato del giudizio di merito del 22 agosto sul ricorso contro la sollecitazione di Salini nella quale non sarebbe stato esplicitato il conflitto di interessi. «Se l'assemblea si esprimerà in senso negativo, chiedo che sia rinviata al 17 luglio», ha concluso.
Ha subito preso la parola l'avvocato Sergio Erede, advisor legale di Salini e azionista anche lui. «La richiesta è infondata, illegittima e pretestuosa. Se c'era bisogno della dimostrazione dello scarso rispetto del mercato di Igli, l'abbiamo qui», ha detto. Poi è stata la volta di Pietro Salini: «Si è fatto di tutto per bloccare questa assemblea e impedire ai soci di esprimersi, è stata fatta ogni tipo di pressione».
La tregua, ove mai vi fosse stata, era finita. Solo l'abilità di Fabrizio Palenzona, neo presidente di Impregilo, è riuscita a evitare il caos: sospensione dei lavori e consulto con gli avvocati. Al primo piano del Centro congressi della Fondazione Cariplo Beniamino Gavio assieme a Binasco, Palenzona e Gian Maria Gros-Pietro hanno cercato di capire come far andare in porto l'assise. Al piano terra Salini, Erede e il loro côté masticavano amaro.
Il colpo di scena avviene alla ripresa dei lavori. Palenzona, per evitare l'accusa di abuso di potere (pendente il ricorso) esclude dal voto le deleghe ottenute con pubblica sollecitazione. L'avvocato Erede insorge e ne chiede la destituzione con la nomina di un presidente indipendente. Pietro Salini sbotta: «Mi vergogno di essere qui, ci sono 870 persone che ci hanno dato fiducia, abbiamo investito quasi 300 milioni, abbiamo fatto un progetto e il presidente si arroga il diritto di non far votare il 2% per convenienza. È un crimine!». Bruno Binasco prende la parola con la voce rotta dall'emozione: «Mi sento insultato: noi abbiamo messo 100 milioni in Impregilo quando nessuno ci credeva e ora apprendiamo che Salini ha rinviato l'approvazione del bilancio in data successiva a questa assemblea...». «Mi voti contro», gli replica il costruttore romano. Binasco, paonazzo, ritorna al suo posto e con un gesto lo manda a quel paese. I supporter di Gavio rumoreggiano contro Salini. Poi il voto.
Lo scenario che si apre prefigura l'incertezza più totale. A partire dal cda di Impregilo (-1,56% in Borsa) di oggi che dovrà decidere sull'offerta Primav per il 19% di Ecorodovias. L'aggiornamento fa sì che la foto dell'azionariato resti bloccata alla record date del 3 luglio. Martedì si presenterà ancora l'81% del capitale o Salini perderà qualche alleato per strada?. Assogestioni persisterà nell'assenza abbandonando al proprio destino i tre consiglieri eletti? E se Roma vincesse, cosa accadrebbe se il Tribunale annullasse il voto espresso su delega per pubblica sollecitazione? Ai vecchi tempi di Telecom la battaglia assembleare di Bernabé aveva un'alternativa. Oggi pare proprio di no.