Impregilo, la guerra costa 10 milioni

Impregilo vale 4,46 euro per azione. È quanto ha confermato Astm in una nota emessa su richiesta della Consob che venerdì scorso ha chiesto lumi sulla cifra indicata lo scorso 26 marzo. La società autostradale che fa capo a Beniamino Gavio (nella foto) ha spiegato che 4,46 euro è la cifra scaturita dalla suddivisione del patrimonio netto del general contractor (1,8 miliardi al 31 dicembre 2012) per le azioni in circolazione (404 milioni).
La precisazione, comunque, non muta lo scenario. E, soprattutto, le valutazioni del gruppo di Tortona in merito all'Opa lanciata da Salini che si concluderà il 12 aprile. Il cda decisivo nel quale Astm deciderà se consegnare o meno il 29,96% di Impregilo detenuto tramite Igli si svolgerà domani. E sul piatto della bilancia ci sono diverse considerazioni.
Da una parte, è vero che l'offerta di 4 euro è inferiore al patrimonio netto per azione e pregiudica la possibilità di usufruire del maxidivdendo di 1,5 euro che sarà distribuito dopo la cessione di Ecorodovias, ma è altrettanto vero che il general contractor «targato» Salini sarà diverso rispetto al passato. Secondo i Gavio, il focus sulle costruzioni tradizionali comporterà una diminuzione della redditività rispetto alle opere in concessione, come testimoniato anche dai competitor internazionali come la francese Vinci.
Esclusa ormai la possibilità di un rilancio (il termine è scaduto l'altroieri), è probabile che i Gavio, assistiti dall'advisor Nomura, propendano per la monetizzazione (su 480 milioni che riceverebbero per l'intero 29,9% la plusvalenza sarebbe di circa 85 milioni) o, al limite, per tenere una partecipazione di minoranza puramente simbolica.
Intanto, dalla relazione sulla remunerazione per l'assemblea di bilancio Impregilo, emergono i costi sostenuti per il cambio di cda in seguito all'assise dello scorso luglio che sancì la vittoria di Salini. Il vecchio board è costato poco più di 1 milione, mentre per il nuovo sono stati spesi 700mila euro (ai quali si assomma un milione di compenso per il nuovo ad Pietro Salini).
La risoluzione anticipata del rapporto col vecchio ceo Alberto Rubegni è costata 6 milioni (di cui 1 milione di clausola di non concorrenza valida un anno). A quest'ultimo è stato corrisposto anche un emolumento di 1,3 milioni per la carica ricoperta. Altri 2 milioni sono andati all'ex direttore centrale Corporate Rosario Fiumara (oltre a 750mila euro di stipendio).