Impregilo, Salini a sorpresa: «Pronti a scendere sotto il 50%»

«Se c'è un progetto di sviluppo chiaro, possiamo scendere sotto il 50% del capitale». Pietro Salini, ad del gruppo omonimo e di Impregilo, presentando il progetto di integrazione dei due gruppi ha specificato che il tema della proprietà non è discriminante dinanzi a eventuali opportunità che si dovessero presentare nell'orizzonte del piano industriale al 2016. O «anche prima» come ha specificato il numero uno.
Nell'immediato, però, ci sono due obiettivi molto chiari che rappresentano altrettante priorità. Da una parte bisogna raggiungere i target ambiziosi del business plan, dall'altro lato c'è la necessità di ottimizzare il profilo finanziario della società. In primo luogo, aumentando il flottante che, dopo l'Opa su Impregilo, si è ridotto all'11% (10% post-fusione) circa al 25 per cento. Incrementare il numero delle azioni disponibili sul mercato è il primo step delle strategia successive. «Se servisse - ha aggiunto Salini - potremmo fare un aumento di capitale o uno scambio carta contro carta per sostenere operazioni di crescita». L'ad ha citato, a titolo esemplificativo, la gara per le metropolitane di Riad in Arabia Saudita che vale 26 miliardi di dollari e a cui il gruppo sta partecipando. L'impegno presuppone un accesso ai mercati dei capitali più importanti.
Ecco perché Salini non ha voluto sciogliere la riserva sulla doppia quotazione. «Siamo un player globale presente in 70 Paesi, le fonti di finanziamento devono essere diversificate - ha chiosato - Milano ci piace molto, però ci sono anche altre possibilità e non ne scartiamo nessuna». Le ipotesi di Londra e Hong Kong restano in piedi, si deciderà dopo le assemblee per la fusione di settembre.
Ma per creare il «campione nazionale» che diventa player globale, come detto, sarà necessario conseguire con una tempistica serrata i target prefissati: ricavi in crescita nel quadriennio del 16% a 7,4 miliardi a fine 2016, con ebitda e ebit pari rispettivamente a oltre il 13,5 e 9% del fatturato. La raccolta ordini sarà pari mediamente a 7,5 miliardi all'anno, fino a raggiungere i 26 miliardi a fine periodo. La posizione finanziaria netta sarà in pareggio già dal 2014 e positiva nel 2016. Ancora in corso le discussioni con le banche per l'emissione di un bond (che dovrebbe essere attorno ai 500 milioni di euro). I risultati che arriveranno anche attraverso le sinergie stimate in 100 milioni annui a partire dal 2016 e anche dal piano di dismissioni (700 milioni inclusi i 187 milioni dell'ultima tranche di Ecorodovias). Il payout dovrebbe mantenersi sempre attorno al 40 per cento. La nascita di Salini Impregilo ha anche un valore simbolico perché si tratta del primo gruppo uscito dall'orbita di quel «salotto buono» che Mediobanca si appresta a chiudere. «Non volevamo smontare niente, ci interessava solo Impregilo», ha tagliato corto l'ad.