Indesit senza cedola ma il titolo sale ancora

Nessun dividendo per i possessori di azioni ordinarie Indesit. Il gruppo marchigiano ha chiuso il 2013 con un utile netto 3,2 milioni, in forte calo rispetto ai 61,7 milioni dell'anno prima. Il titolo, però, anche ieri ha segnato in rialzo dell'1,34%, indice che il mercato continua ad attendere la cessione della società da parte della famiglia Merloni (che controlla la società tramite il 44,1% in pancia alla holding Fineldo) a un grande gruppo internazionale. Il titolo Indesit infatti, in un anno, è cresciuto dell'87% portandosi sopra gli 11 euro. Il merito della performance non va certo ai risultati dato che, oltre all'utile, anche il fatturato è in calo (2,6 miliardi, -7,7% rispetto al 2012), bensì all'appeal esercitato dalla possibile cessione.
In corsa per Indesit, azienda familiare e molto radicata nelle Marche, ci sono, secondo indiscrezioni, i cinesi di Haier, il primo produttore al mondo di elettrodomestici «bianchi», i turchi di Arcelik, i tedeschi di Bosch e gli americani di Whirlpool.
Quanto ai conti annuali approvati ieri dal cda, a pesare, come aveva spiegato l'ad Marco Milani, «c'è il difficile contesto economico e la debolezza del mercato russo, causata dalla domanda negativa e dalla sensibile svalutazione del rublo». Per questo la cedola sarà pagata soltanto alle azioni di risparmio, è sarà pari a 0,045 euro.
L'assemblea degli azionisti è stata convocata per il 7 maggio per approvare il bilancio e nominare il nuovo collegio sindacale, perché «con l'approvazione del bilancio 2013 il mandato di quello attualmente in carica giunge a scadenza». Ieri Sergio Erede, uno dei consiglieri, ha rassegnato le dimissioni, ma non sarà rimpiazzato prima dell'assemblea.
Inoltre, per semplificare la struttura del capitale sociale, è stato deciso di proporre la conversione obbligatoria delle 511.282 azioni di risparmio in ordinarie.
Tra le notizie positive, la solida performance in Gran Bretagna, un mercato chiave per il gruppo di Fabriano, e il recupero di redditività dell'Italia dove sono previsti investimenti. La società, alle prese con un difficile piano di ristrutturazione, ha convocato i sindacati il 25 marzo per trovare una soluzione sul tema del premio di risultato che l'azienda non vuole riconoscere per intero.