Una Indesit «zitella» delude la Borsa ma Whirlpool insiste

Indesit non replica il cambio di passo di Electrolux e chiude il primo trimestre con una perdita netta di 6,2 milioni. Luci e ombre nel settore del «bianco», in crisi da anni, soprattutto da quando i consumi sono al palo e la produzione più conveniente fuori dai confini nazionali. E così ieri l'azienda della famiglia Merloni ha perso il 2,9%, con il titolo a 10 euro. Un dato significativo, quest'ultimo, forse più dei conti, da tempo in sofferenza. Dopo aver sfondato la soglia degli 11 euro, da qualche settimana le azioni del gruppo marchigiano si sono gradualmente sgonfiate perdendo appeal. Un trend legato a doppio filo alla trattativa che la vede promessa sposa dei più grandi gruppi del settore: Haier, Bosch, Arcelik, Whirlpool, Electrolux, per mesi hanno fatto la corte alla società salvo poi defilarsi (o essere scartati) ora che i tempi sembrano maturi per passare dalle parole ai fatti.
Sulla situazione hanno pesato le dichiarazioni contrastanti di ieri. «Se andiamo avanti da soli, se ci sarà l'integrazione, la fusione o la vendita, è ancora tutto da decidere», ha detto Aristide Merloni, consigliere di Fineldo (che controlla il 42,94% del gruppo). Intenzione corretta a stretto giro dall'ad Marco Milani: «Quella delle alleanze è la strada maestra ed è verosimile una soluzione per giugno-luglio». Uno stop and go sulle reali intenzioni della società che ha alimentato la confusione abbattendo il titolo in una giornata già difficile per la Borsa. Ma come stanno al momento le cose? Per ora, sarebbe partita la due diligence, solo con Whirlpool e Arcelik. Ma, quest'ultima, sarebbe la meno motivata tra le due e potrebbe decidere di ritirarsi dalla gara.
Perché la fidanzatina d'Italia tanto corteggiata è rimasta con un solo pretendente? Certo i numeri non sono una forza e sul gruppo pesa il rafforzamento dell'euro, con il fatturato che è sceso, per questa ragione, a 560 milioni. Però, il mol è migliorato a 14 milioni (da 12 milioni) con l'indebitamento in calo a 499,3 milioni (da 505,7 milioni). «Non sono i numeri a influenzare la trattativa - spiega un analista - ma veti diversi». A pesare su questa maratona finita in solitaria (e che tanto ricorda la vicenda Ansaldo) sono tre fattori: il governo, i sindacati e le ambizioni della famiglia Merloni. Per quanto riguarda Electrolux, nessuno al governo vede di buon occhio questo merger che, con i sindacati in campo su entrambi i fronti, implicherebbe tagli e un forte sostegno statale. Non secondari, poi, sarebbero i problemi di Antitrust. Stesso discorso per la turca Arcelik, vista con sospetto dai Merloni e dall'esecutivo perché avrebbe i maggiori vantaggi nello spostare la produzione in Turchia. La famiglia non sarebbe favorevole nemmeno ai cinesi della Haier poiché la multinazionale orientale vale 8 miliardi di capitalizzazione, otto volte l'azienda di Fabriano. Un rapporto in cui Indesit e i Merloni scomparirebbero. Quanto a Bosch, vale il medesimo discorso dimensionale oltre al fatto che un gruppo tedesco si prenderebbe un marchio storico italiano. Ecco, dunque, che l'americana Whirlpool pare la scelta più semplice. Anche sull'ipotesi che la famiglia Merloni possa mantenere un ruolo attivo.