Intesa fa lo sconto allo Stato: sulle venete niente garanzia

Viene meno il rischio di un potenziale onere per i conti pubblici di 9,3 miliardi. Ma solo per sei obbligazioni

Carlo Messina

Lo Stato non correrà il rischio di dover sborsare altri 9,3 miliardi di euro per il crac delle ex popolari venete. Intesa Sanpaolo, che ha rilevato per la cifra simbolica di un euro le attività «sane» di Pop Vicenza e Veneto Banca, procederà infatti all'annullamento dei bond delle due banche in suo possesso, rinunciando di conseguenza alla garanzia pubblica su questi titoli. La rinuncia, però, vale solo ed esclusivamente per le obbligazioni riacquistate a gennaio dal gruppo guidato da Carlo Messina mentre non produrrà effetti per i titoli rimasti in circolazione, pari a circa 0,8 miliardi, ancora nelle tasche di altri obbligazionisti che non hanno aderito alle operazioni di riacquisto.

Il venir meno del potenziale rischio di quasi 10 miliardi sui conti pubblici italiani, si riferisce al futuro annullamento di sei obbligazioni emesse l'anno scorso. Nel dettaglio, si tratta di due bond della Vicenza, per un importo complessivo di 5,2 miliardi (di cui 4,8 miliardi detenuti da Intesa), emessi il 3 febbraio e il 1 giugno 2017; quattro emissioni di Veneto Banca, per complessivi 4,9 miliardi (di cui 4,5 miliardi detenuti da Intesa), due delle quali emesse il 2 febbraio ed altre due emesse il 31 maggio 2017.

La buona notizia per il Tesoro arriva a due giorni dalla doccia fredda di Eurostat secondo cui la maxi-liquidazione delle due venete, decisa dal governo Gentiloni lo scorso giugno per evitarne il fallimento, pesa sul debito pubblico, come previsto, ma anche sul deficit, tanto da poter prevedere un possibile rialzo delle stime più che positive arrivate dall'Istat all'inizio di marzo. Nell'estate 2017, al termine di una lunga trattativa con l'Europa, lo Stato ha sborsato 4,8 miliardi sotto forma di iniezione vera e propria di liquidità e ha concesso 12,4 miliardi di ipotetiche garanzie per permettere ad Intesa di salvare il salvabile e di prelevare gli asset ancora «buoni» delle due banche. Eurostat, appositamente sollecitato in proposito, ha chiarito, a distanza di 9 mesi, che l'impatto complessivo sui conti della doppia operazione è di 4,7 miliardi per quanto riguarda il deficit e di 11,2 miliardi per il debito. Un calcolo inaspettato per il Mef che aveva sempre negato l'effetto banche venete sull'indebitamento, valgono tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento.

Sul salvataggio delle due ex popolari ieri è intanto tornato il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, in audizione davanti Commissione regionale di inchiesta sul sistema bancario veneto. «Lascio a future valutazioni se e quanto allora prospettato sia stato raccolto o se possiamo dire di aver perduto un'occasione per realizzare non un salvataggio, come poi effettuato necessariamente dal governo in extremis, ma un vero rilancio del sistema finanziario e creditizio veneto», ha detto Baretta. Spiegando che il Mef in questi giorni sta lavorando al decreto applicativo del Fondo di ristoro per le vittime di reato bancario, istituito dall'ultima legge di bilancio.

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filatelico

Dom, 08/04/2018 - 06:54

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