Intesa passa il test, occhi sul sistema

L'utile sale a 3 miliardi (+26%). L'ad Messina: «Nel Paese nessun Armageddon»

Carlo Messina

Gli ultimi stress test dell'Eba non prevedevano promozioni o bocciature ma sono comunque serviti per certificare la spaccatura tra le big del credito, come Intesa Sanpaolo che nel terzo trimestre ha aumentato l'utile dei nove mesi a quota 3 miliardi, e le banche dalle spalle meno larghe e dunque più esposte in caso di choc o recessione.

Restando sul campo degli istituti italiani, di fronte a uno scenario «avverso» i risultati degli esami oscillano tra il 2,2% degli attivi a rischio per Intesa al 4,5% per il Banco Bpm. Non solo. Come osserva sul sito Lavoce.info Andrea Resti, docente alla Bocconi e consulente del Parlamento Europeo sulla vigilanza bancaria, negli ultimi test mancano i dati delle banche di competenza delle autorità nazionali e il dettaglio delle esposizioni sovrane che avrebbe consentito di simulare l'effetto di ulteriori impennate dello spread (ieri ha chiuso a 300 punti base). L'Eba scatterà una fotografia più precisa a dicembre pubblicando i dati di 130 grandi gruppi bancari della Ue (contro i 48 resi del 2 novembre), completi di esposizioni sovrane e aggiornati allo scorso giugno. Nel frattempo, il vicepresidente della Bce, De Guindos, lunedì ha sottolineato che le banche fragili dovranno rafforzare gli argini in termini di capitale. E ieri gli analisti di Nomura in un report hanno invocato una terza proposta di Tltro (i prestiti di lungo termine a tasso agevolato) da parte della Bce che «farebbe bene agli istituti italiani» perchè abbasserebbe l'eventuale rischio contagio se questi dovessero essere messi sotto tensione di liquidità. Il primo programma Tltro è stato nel giugno 2014 e il secondo nel marzo 2016: i prestiti andranno a scadenza fra giugno 2020 e marzo 2021 per un totale di 740 miliardi e circa il 30% di questa somma è stato richiesto dalle banche italiane.

Chi non teme nuovi stress è Intesa Sanpaolo che risponde al «sell» incassato lunedì da Goldman Sachs con una trimestrale in salute: nei primi nove mesi il gruppo guidato da Carlo Messina ha registrato un utile netto di oltre 3 miliardi (+26% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso). In crescita anche i risultati del terzo trimestre che vedono un utile a 833 milioni (650 milioni a settembre 2017). Il dato è migliore rispetto al consensus degli analisti che prevedevano un utile a 791 milioni. Resta stabile, intanto, la posizione della banca rispetto ai titoli di Stato italiani con un'esposizione di 28,1 miliardi. Nonostante l'allargamento dello spread abbia avuto un impatto negativo per circa 45 punti sul capitale, l'istituto resta con una posizione patrimoniale solida. Durante la presentazione dei conti, ieri, il banchiere ha anche fatto da «pompiere» sulla situazione italiana rispondendo a una analista: «È vero che ci sono state situazione che potevano essere comunicate meglio dal governo, ma anche dalla Commissione Ue», e in ogni caso «la situazione del Paese è tutto tranne che questa, se qualcuno vuole fare uno stress test in aggiunta a quelli dell'Eba li faccia, ma la realtà dei fondamentali è diversa, non ci sono scenari da Armageddon. Se vogliamo vedere la fine del mondo andiamo al cinema».

Oggi toccherà a Ubi pubblicare la trimestrale (le aspettative degli analisti oscillano tra un mini utile di 3 milioni e una perdita di 12) ma il vero banco di prova saranno i risultati di Mps (in uscita venerdì 9) e Carige (lunedì 12). Nel frattempo, in Piazza Affari, Intesa ha brindato ai conti con rialzo dell'1,28% mentre Ubi ha ceduto lo 0,6%, il Monte è sceso del 2,3% e Carige ha ceduto un altro 4,4 per cento.