Intesa, plebiscito per l'addio al duale

Bazoli: «Monistico strada inesplorata, ma quello che conta sono le persone»

Intesa Sanpaolo manda in soffitta la governance duale e con essa il meccanismo di duplicazione tra consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione che nel 2007 aveva permesso di trovare l'equilibrio tra le complesse istanze di Milano e quelle di Torino. «Imbocchiamo una strada inesplorata in Italia, ma il nuovo sistema ha degli elementi di continuità con quello precedente», ha sottolineato in un lungo discorso il presidente Giovanni Bazoli davanti all'assemblea di soci che ieri ha votato compatta per il passaggio all'assetto «monistico»: d'accordo il 98,9% del capitale presente. Un mezzo plebiscito.Intesa avrà ora un solo consiglio a 19 posti, retto dall'ad Carlo Messina e senza collegio sindacale. Un assetto quindi snello, più adatto agli input lanciati al settore dalla Bce con l'avvio della Vigilanza unica e che risponde alla progressiva avanzata dei fondi nel suo capitale (ieri pesavano per i due terzi dei presenti), ha fatto capire Bazoli pur difendendo i risultati conseguiti con il vecchio duale anche nei momenti di «eccezionale emergenza» affrontati dalla banca. In otto anni Intesa ha cambiato due capi azienda, Corrado Passera ed Enrico Cucchiani, prima di affidarsi a Messina. Il 27 aprile, con il rinnovo dei vertici e la contestuale approvazione del bilancio, Bazoli - che dal 1982 plasma le sorti del gruppo, tirando le file delle fondazioni azioniste, capeggiate dalla Cariplo dell'amico Giuseppe Guzzetti - diverrà presidente emerito. Le stesse fondazioni sono peraltro destinate ad allentare la presa nel libro socui, in ottemperanza all'accordo con il Tesoro, ha ricordato Bazoli. Il suo successore alla presidenza, se vincerà la soluzione interna, potrebbe essere Gian Maria Gros-Pietro (che oggi guida il consiglio di gestione) o in alternativa Fabrizio Saccomanni. I giochi restano comunque aperti.Il monistico «faciliterà la presenza degli investitori istituzionali nei board», ha proseguito in assise Bazoli, auspicando per i futuri organismi la scelta delle «persone di maggiore qualità anche dal punto di vista morale». Un punto quest'ultimo su cui ha molto insistito l'anziano banchiere perché «nessuna regola, nessuna disposizione statutaria basterà da sola a garantire il successo del sistema monistico. L'esito dipenderà soprattutto dal livello professionale e dall'integrità morale degli amministratori che saranno scelti. Il sistema monistico richiede ancora di più qualità speciali. Invito gli azionisti a fare le scelte migliori». Secondo Bazoli il salto al monistico, dentro cui ci sono comunque anche segni di continuità rispetto alla governance attuale, consentirà a Intesa di affermarsi «tra le migliori banche d'Europa anche in relazione a questo parametro».«Sono molto soddisfatto del nuovo modello di governance, largamente condiviso dalla stragrande maggioranza di chi ha investito in questa società», ha ribadito lo stesso Gros-Pietro. MR