Intesa, pressing di Bazoli su Cucchiani

«Intesa si muove per licenziare il suo capo». Il Financial Times ieri ha dato più risalto alle fibrillazioni interne a Ca' de Sass che alla partita Telefonica-Telecom. Secondo il quotidiano finanziario della City, sia Giovani Bazoli, che il presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, starebbero pensando di cambiare il top manager entro fine anno nonostante il mandato del Ceo scada con l'approvazione del bilancio 2015. L'indiscrezione è stata smentita sia ufficiosamente che ufficialmente. «Non mi risultano tensioni ai vertici», ha detto ieri Guzzetti. D'altronde, il principale obiettivo della Fondazione è ricevere dividendi: finché la politica di remunerazione dei soci non cambia e le cedole saranno distribuite, tutto è ok.
Il discorso è diverso per Bazoli che, more solito, ha scelto la strada del silenzio. Martedì scorso il presidente del cds e quello del cdg, Gian Maria Gros-Pietro, sono stati a Roma per incontrare il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Il vertice ha alimentato le speculazioni. L'argomento di discussione, però, sarebbe stato l'ispezione in corso a Ca' de Sass.
È noto, tuttavia, che il Professore provi una sensazione di «disagio» nei confronti del top banker sul quale puntò per il «dopo-Passera». Una scelta che sorprese la finanza milanese che già a fine 2011 si interrogò su quanto difficile avrebbe potuto essere la coabitazione tra un banchiere ispirato dalla dottrina sociale della Chiesa (secondo la formulazione di Beniamino Andreatta) e un manager molto «laico».
Il riservato Cucchiani, a differenza del predecessore, medita le proprie scelte senza interpellare preventivamente l'establishment di Intesa. Se a questo si aggiunge il turnover del management da quando è al timone, si possono ben comprendere le perplessità di Bazoli. Due direttori generali a capo dei Territori come Marco Morelli e Giuseppe Castagna sono stati fatti fuori in poco tempo. Il capo del Corporate, Gaetano Micciché, un'istituzione in Intesa, è diventato sì consigliere di gestione, ma ha perso la delega alle partecipazioni (Telco in primis ma anche Alitalia e Rcs) che Cucchiani ha avocato a sé.
E forse non è un caso che la miccia si sia accesa proprio nel giorno in cui Ca' de Sass ha liquidato l'11,6% di Telco, sebbene postando a bilancio una minusvalenza (ma rientrando parzialmente dall'esposizione). Cucchiani ha troncato uno dei fili che fanno di Intesa la «banca di sistema» per eccellenza, cioè l'istituto pronto a intervenire con i capitali per garantire stabilità al sistema-Italia. Il disimpegno da Alitalia potrebbe essere il prossimo passo. E forse non è un caso se martedì, ad accordo raggiunto, l'ex Ceo Corrado Passera ha twittato: «Per Telecom i grandi soci italiani hanno preso una decisione pessima». Il professor Bazoli ha nostalgia del banchiere che di quel «sistema» è stato uno degli artefici e per la terza volta potrebbe riaccoglierlo tra le mura di Ca' de Sass (anche se il «comma Siniscalco» potrebbe bloccarlo fino ad aprile 2014). Nel frattempo, potrebbe continuare l'ascesa di Carlo Messina, dg a capo dei Territori e tesoriere ai tempi di Passera. O forse Bazoli ha solo voluto lanciare un ballon d'essai per indurre Cucchiani a un cambio di passo.