Intesa si rafforza nel Golfo Persico: farà da ponte alle imprese italiane

Paolo Stefanato

Abu Dhabi In base al principio che una banca va dove la porta il denaro, Intesa Sanpaolo rafforza la sua presenza in una delle aree più ricche del mondo, importante mercato per le imprese italiane e luogo di provenienza di grandi investimenti in Italia: gli Emirati arabi. Ieri è stata annunciata l'apertura di due nuove filiali, nella capitale Abu Dhabi e a Doha (Qatar), che faranno capo all'hub di Dubai e saranno dedicate al corporate e investment banking. Gli Emirati grazie al petrolio custodiscono nei propri fondi sovrani una ricchezza di 1.250 miliardi di dollari e hanno un reddito medio per abitante tra i più elevati del mondo.

Grazie a questa larghezza di mezzi, all'interno si costruiscono infrastrutture e all'estero si comprano aziende. Il sistema industriale italiano partecipa a questo processo di ammodernamento ed è, parallelamente, oggetto di attenzione per l'impiego dei capitali arabi. Tutto ciò passa attraverso l'anello dell'attività bancaria.

Intesa Sanpaolo da sempre segue all'estero i grandi clienti italiani: nell'area, soprattutto i costruttori, gli operatori di oil and gas e gli esportatori di moda e lusso. La nuova filiale nella capitale ha una particolarità: potrà operare anche in valuta locale. «Possiamo garantire e finanziare le imprese italiane anche in dirham, fatto utile in caso di commesse pubbliche, e possiamo a pieno titolo offrire le nostre attività alle imprese locali», spiega Mauro Micillo, responsabile della divisione Corporate e investment banking di Intesa e ad di Banca Imi. Il gruppo rafforza così l'espansione internazionale. La divisione di Micillo produce 3,4 miliardi di ricavi con un utile netto di 1,45. La quota da clientela proveniente dall'estero aumenta costantemente di un 20% all'anno.