Per Intesa utili boom ma anche più sofferenze

Intesa Sanpaolo frena in Borsa (-6,2% a 2,22 euro, contro il -3,6% registrato dal Ftse Mib) malgrado una trimestrale tutto sommato migliore delle attese. A preoccupare gli investitori - ancora scossi dal coinvolgimento nell'inchiesta su Ubi Banca del presidente Giovanni Bazoli - è stato l'aumento dei crediti deteriorati di Ca' de Sass (a 31,1 miliardi dai 30,9 dello scorso dicembre) e delle sofferenze (a 13,18 miliardi da 12,8). Queste ultime incidono per il 3,9% (dal 3,8%) sui crediti complessivi, e mostrano un grado di copertura al 62,9%. Una crescita in realtà lieve, ma che Piazza Affari teme indicativa di un futuro trend per l'istituto, tanto più che la rivale Unicredit ha registrato un calo dei crediti deteriorati dell'1,3%. E non è bastato a tranquillizzare il mercato il fatto che il flusso dei crediti di Intesa passati da in bonis a deteriorati sia sensibilmente sceso (del 24% al 2013 e -58% su dicembre).
Ieri il mercato ha dedicato quindi poca attenzione al resto dei risultati ben superiori alle stime degli analisti e, per di più, positivi per tutte le divisioni dell'istituto. Nel trimestre Intesa ha infatti registrato un utile di 503 milioni (+64,4%), il miglior risultato degli ultimi otto trimestri e decisamente più elevato rispetto alle stime dei broker (il consenso era 281 milioni, mentre Intermonte ne calcolava 468 milioni); un utile pre-tasse di 953 milioni (+22,5% rispetto al 2013 e superiore agli 807 stimati da Intermonte) e ricavi per 4,1 miliardi (+4,5% e sostanzialmente in linea con le attese). Il rapporto cost/income si è attestato a 50,8%, mentre dal punto di vista patrimoniale il common equity ratio pro forma Basilea 3 è salito 12,6% dal 12,3% di fine 2013, tra i migliori livelli di patrimonializzazione in Europa (Unicredit ha un tier 1 pro forma Basilea 3 al 9,5%). «Intesa chiude il primo trimestre con risultati solidi, che rappresentano una base di partenza positiva per l'anno di avvio del piano 2014-2017», ha detto l'ad Carlo Messina, evidenziando come siano state avviate le prime iniziative relative alle tre aree definite dal progetto, inclusa la creazione di Mediocredito italiano «come nuovo hub per le pmi e il lancio di Banca 5».
Quanto al futuro, le priorità sono fissate: «Gli obiettivi reddituali continueranno a essere affiancati a una grande attenzione per il profilo di rischio e di liquidità e all'eccellente posizione del gruppo in termini di solidità patrimoniale». Messina ha poi tranquillizzato gli investitori sul fronte delle cedole, che dovrebbero complessivamente ammontare a 10 miliardi nel corso del piano. «L'unico punto su cui ho bisogno dell'approvazione dei regolatori è la distribuzione del capitale in eccesso. Ma contando che siamo al 12,6% di common equity tier 1 e considerando l'accantonamento pro-quota della cedola, non vedo nessun problema», ha replicato il top manager in conference call, a chi notava come in molti Paesi europei le autorità sono orientate a non permettere di distribuire simili livelli di dividendo.