Inutile il pressing di Vivendi L'assemblea di Tim non si fa

Ma i francesi non si arrendono: la questione potrebbe essere riproposta nel prossimo cda del 17 gennaio

Nonostante le aspettative della vigilia e il forte pressing effettuato dal socio di maggioranza Vivendi, Tim non ha convocato l'assemblea dei soci. Ieri il cda si è riunito al gran completo, presenti anche l'ex ad, Amos Genish, che ora è consigliere come l'ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, e la riunione è stata decisamente accesa.

Il nuovo vertice, secondo indiscrezioni, avrebbe contestato a Genish i risultati ottenuti durante la sua gestione che sono alla base della decisione di licenziarlo per giusta causa. Il manager israeliano starebbe valutando di far causa contro il suo licenziamento. Tensioni nel board anche sul punto della convocazione dell'assemblea dedicato al rinnovo dei revisori raccomandato dai sindaci, e voluto dal primo socio Vivendi rappresentato in cda da cinque consiglieri. La questione è stata però rinviata al prossimo consiglio del 17 gennaio, in pratica congelandola. Questo perchè l'assemblea va convocata con 30 giorni di anticipo e una decisione presa il 17 gennaio farebbe slittare l'assise per il rinnovo dei revisori quasi a ridosso di quella prevista per l'approvazione del bilancio dell'11 aprile prossimo.

Con il suo 23,8% Vivendi può convocare l'assemblea in ogni momento ma vorrebbe che fosse un fondo a farlo. Per il momento, dunque, ha prevalso la linea di Elliott, il fondo Usa che ha preso la governance della società dal 4 maggio scorso e di cui è espressione il nuovo ad Luigi Gubitosi. Facile immaginare che Vivendi non abbia trovato fondi disposti a sostenere il cambio del governo societario. E, se così sarà, i francesi dovranno mettere in conto di arrivare fino all'assemblea dei soci dell'11 aprile. Una luna attesa che permetterebbe al nuovo ad di lavorare. Secondo indiscrezioni, infatti, il fondo Elliott aveva maturato l'idea che l'operato di Genish non fosse proprio in linea con lo sviluppo della società. Insomma, aleggia il sospetto che l'ex ad, peraltro scelto da Vivendi e solo confermato da Elliott al vertice di Tim, remasse un po'contro per dimostrare che il gruppo di Vincent Bollorè doveva tornare al comando. Per qualcuno le scelte strategiche di Parigi in Tim sono confuse come quelle fatte a suo tempo per Mediaset. Vivendi, insomma, si ritrova con due partecipazioni molto importanti in società Italiane, il 23,8% di Tim e quasi il 30% di Mediaset ma con nessun ruolo esecutivo che può influenzarne la strategia.

Ieri, comunque, il primo cda della gestione targata Luigi Gubitosi, che a differenza del predecessore Genish passa moltissime ore in azienda, ha provveduto a ricalibrare i comitati di controllo e rischi, dove è stato nominato il consigliere Lucia Morselli e strategico, dove è entrato solo Gubitosi in qualità di ad. Non c'è dubbio che per Tim sia un momento di forte pressione con diverse sfide in campo, prima tra tutte quella per la creazione di una rete unica per la fibra ottica con Open Fiber.

Ieri il titolo ha sofferto in Borsa mettendo a segno un ribasso di oltre il 3 per cento.