Investire nei 10 grandi brand e guadagnare più di Wall Street

Nell'ultimo decennio i maggiori marchi hanno superato gli indici. Ma appena tre sono rimasti in classifica: Google, Ibm e Microsoft

Puntare sui maggiori marchi mondiali conviene: chi ad aprile 2006 avesse investito sui maggiori marchi mondiali del Brandz100, avrebbe sfiorato un guadagno del 125%, decisamente di più di quanto si sarebbe ottenuto puntando sull'S&P500 (+82%), l'indice di riferimento del mercato Usa o peggio ancora sull'Msci, ex Morgan Stanley Capital International che rappresenta le eccellenze azionarie mondiali(+34,9%). Tra il 2006 e il 2017 valore della classifica è aumentato del 152% e quello dei primi dieci marchi addirittura del 249%, nonostante le crisi e i cambiamenti radicali registrati dal mercato.

Il fatto è che in questi anni la classifica dei maggiori brand mondiali ha subito una vera e propria rivoluzione ai vertici, complice l'evoluzione tecnologica in chiave social che ha contagiato tutte le diverse categorie.

Dall'ultimo studio emerge infatti che sono solo tre i sopravvissuti della prima, originaria, classifica e nell'ordine, Microsoft sceso dal primo al terzo posto in classifica, Google che invece ha scalato la top ten passando dal 7 al 1° posto e Ibm che ha perso una posizione scendendo dall'8° al 9°. Peraltro il valore di tutti e tre i marchi sopravvissuti alla classifica del 006 è decollato: il brand di Bill Gates è passato da 62 a 143 miliardi di dollari, Google da 37 a 245 miliardi e Ibm da 36 a 102 miliardi.

L'economia tradizionale, ancora presente in forze nel 2006, (con, tra l'altro General Electric, Coca Cola e Toyota), è stata soppiantata da piattaforme di servizi web, social network e «big data». Non è un caso che, nell'universo del largo consumo, si registri un ricambio particolarmente significativo con il colosso del retail online Amazon, cresciuto negli ultimi dodici mesi del 41%, che ha ormai preso il posto cupato nel 2006 dai punti vendita di WalMart. Nel periodo considerato, la top ten di Brandz ha registrato anche l'ingresso di Apple, Facebook, della piattaforma cinese Tencent, oltre che di At&t, Visa e McDonald's. Lo studio oltre alla capitalizzazione di mercato, prende in considerazione anche la capacità del marchio di convincere il consumatore a scegliere un determinato prodotto al posto di un altro, sulla base di informazioni provenienti da oltre 3 milioni di consumatori di 51 Paesi su 414 categorie. E infatti, nonostante Google valga a Wall Street solo 624 miliardi rispetto ai 750 miliardi di Apple, ha un brand in grado, a giudizio dello studio, di trainare maggiormente i consumi rispetto a quello di Steve Jobs. La lista oggi è dominata dalle società Usa: i primi dieci brand americani valgono 1,4 trilioni, un risultato che è lontano anni luce rispetto a quello messo a segno dai primi dieci marchi europei (274 miliardi) o asiatici (391 miliardi). D'altro canto Google (il cui marchio è valutato 245 miliardi di dollari) ed Apple (il cui brand è valutato 234 miliardi) insieme valgono quanto l'economia svedese e quanto tutta la Top10 del 2006.

Non mancano le new entry (per 120 miliardi complessivi) tra cui potrebbe esserci i prossimi blockbuster del futuro. A festeggiare l'ingresso in classifica sono stati: al 23° posto xFinity, YouTube al 65° posto, HP Enterprise Technology al 76°, SalesForce al 90° posto,Netflix al 92° posto, Snapchat al 93° posto, Sprint al 96° posto.

Nei primi cento marchi esaminati dalla classifica, la sola reminiscenza italiana presente è Gucci che, tuttavia, ormai da anni fa capo al colosso del lusso francese Kering. La storica pelletteria fiorentina si posiziona all'80° posto (con una valutazione di 13,54 miliardi), compressa tra le promesse di lavori via social di LinkedIn (il cui brand è valutato 13,59 miliardi) e le ali di pollo fritto di Kfc (13,52 miliardi).