«Io non la chiuderei mai La storia non si dimentica»

Dici Lancia e pensi all’eleganza e alla tradizione sportiva vincente nei rally grazie anche a campioni come Sandro Munari e Tony Fassina che richiamavano tanti appassionati sulle strade sterrate. Fassina, in carriera, ha messo nel carniere due campionati italiani e un titolo europeo. Nel 1979 è stato il primo pilota «non ufficiale» a trionfare in una gara del campionato mondiale, il rally di San Remo. Oggi Fassina ha 63 anni e guida, insieme al figlio Ado, un network di concessionarie che nel 2008 ha venduto 24mila auto per un fatturato di 350 milioni di euro. Una storia iniziata nel 1982, dopo aver appeso il casco al chiodo, acquistando una concessionaria Fiat, in provincia di Treviso.
Dalla Germania suonano le campane a morto per la Lancia che chiuderebbe per mantenere viva la Opel. Che cosa ne pensa?
«Sono incredulo e mi sembra molto difficile come operazione».
Perché è difficile?
«È una mia riflessione suffragata da fatti. Sergio Marchionne mi pare che, addirittura, stia puntando sul rilancio del marchio. Dopo la nuova Delta si parla di una versione a 4 porte della Ypsilon e di un modello che possa inserirsi tra Ypsilon e Musa. Qualcosa non mi quadra».
Che cosa?
«Sta arrivando anche un motore turbo e un cambio automatico a sei rapporti per la Delta. Soluzioni che attireranno nuovi clienti più sportivi».
Delta non vendeva abbastanza?
«Sta recitando la sua parte. Anzi, può avere molti margini perché è apprezzata anche dalle flotte aziendali e dalle società di noleggi».
Le vendite sono paragonabili agli anni ’80?
«Quei tempi sono andati perché dopo l’uscita dal campionato mondiale rally c’è stato un calo. Prima esistevano modelli cult come la Delta integrale o la Thema Ferrari».
Quindi Lancia ha ancora appeal all’estero?
«Ho appena ricevuto una delegazione giapponese che mi ha regalato il modellino della Stratos con cui vincevo 30 anni fa. Mi sono commosso perché noi andavamo fieri di correre con la Lancia 037, la Stratos o la Delta. La storia non si può dimenticare».
Un glorioso passato, ma questo basterà a salvarla?
«Io non la chiuderei mai, ma il mercato di oggi è dinamico e nulla è impossibile. Negli ultimi cinquant’anni, si sono persi una ventina di marchi fagocitati da accordi o fusioni e molti sono caduti nel dimenticatoio nel giro di qualche anno. Spero proprio che non accada mai con Lancia».