Iran e scorte Usa mettono ko il petrolio

Domani la Yellen a Jackson Hole: rialzo tassi sotto i riflettori

In attesa che la presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, faccia un po' di chiarezza sui tassi Usa nell'intervento di domani a Jackson Hole, è il petrolio a finire sotto i riflettori. Con uno scivolone vistoso che ha cancellato ieri i rialzi di martedì scorso, quando si erano diffuse voci di una possibile adesione dell'Iran all'idea di congelare la produzione ai livelli di gennaio. «È troppo presto per parlare di una decisione iraniana in tal senso - ha chiarito una fonte del ministero del Petrolio di Teheran, secondo cui i rumor circolati sono semplici «speculazioni». Una vera doccia gelata per i prezzi, che un paio di ore dopo hanno anche sofferto l'aumento a sorpresa delle scorte settimanali di greggio negli Usa (+2,5 milioni di barili, mentre le stime erano per un calo di 200mila) nella settimana conclusa il 19 agosto. A New York il barile è così arretrato del 2,5%, a 46,91 dollari al barile, mentre a Londra il Brent è calato fino a 49,21 dollari.

La marcia di avvicinamento al vertice informale dell'Opec, previsto ad Algeri in settembre, si fa quindi più accidentata del previsto. È ormai dallo scorso gennaio che il Cartello e la Russia cercano di trovare un'intesa su un limite alla produzione che inverta la tendenza al ribasso imboccata dai prezzi a partire dal novembre 2014 che sta costando alla major petrolifere un accumulo impressionante di debiti. Le sole Exxon Mobil, Royal Dutch Shell e Chevron hanno complessivamente un'esposizione netta per 184 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al 2014. Finora, però, i Paesi produttori non sono mai riusciti ad andare oltre la manifestazione d'intenti. L'accordo sulla moderazione produttiva era sembrato possibile nell'aprile scorso, ma poi tutto era saltato a causa delle crescenti tensioni con l'Arabia Saudita, rivale dell'Iran non solo in campo economico ma anche su molti scenari di crisi, dalla Siria allo Yemen.

Da domani l'attenzione sarà però catalizzata dall'intervento nel Wyoming della Yellen, che potrebbe svelare se il rialzo dei tassi è più vicino, oppure se la strada della normalizzazione monetaria è ancora in alto mare e, dunque, richiederà ancora tempo prima di sancire il divorzio dai mercati.

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