In Italia controlli su tutte le marche

Delrio: «Fermeremo mille vetture a campione». E il pm Guariniello apre un'inchiesta per «disastro ambientale»

Il fascicolo, al momento, è senza indagati. Ma l'ipotesi di reato è precisa: frode in commercio. E non viene esclusa l'ipotesi di disastro ambientale. Punta dritta al cuore dell'industria automobilistica, nella bufera dopo lo scandalo dieselgate , l'inchiesta aperta dal pubblico ministero di Torino, Raffaele Guariniello (già noto per avere indagato su casi mediatici come il doping o l'amianto), mentre si muove anche il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: «Faremo dei controlli a campione su almeno mille macchine diesel di tutti i marchi». Il numero delle auto assoggettate ai test può sembrare esiguo, se solo si pensa che il ministero ha calcolato che possano essere almeno un milione in Italia le automobili che hanno montato la centralina all'origine della truffa. Il problema sta nei costi per controllare le vetture: «È di circa 8.000 euro - ha spiegato Delrio - , per cui non possiamo controllarle tutte e faremo controlli a campione».

Quanto alla Procura piemontese, la sua lente non si limiterà a posarsi su Volkswagen: le verifiche, condotte attraverso i Nas dei carabinieri e con la collaborazione di un gruppo di esperti del Politecnico, saranno estese anche alle vetture di altre marche. Guariniello aveva deciso di occuparsi del caso Volkswagen alcuni giorni fa, subito dopo la deflagrazione dello scandalo, prima ancora che la Commissione Ue chiedesse l'apertura di indagini nei 28 Paesi dell'Unione. Lui e la sua squadra, tra l'altro, stanno in queste settimane seguendo un procedimento penale sull'importazione di circa 9mila autoveicoli della cinese Great Wall (di tre modelli diversi) contenenti parti in amianto.

Anche se si tratta senz'altro di una coincidenza, l'inchiesta prende le mosse proprio nella città che ha tra i propri simboli la Fiat, finora neppure sfiorata dallo scandalo ma finita nel tritatutto in Borsa per i timori che l'intero settore sia coinvolto nel dieselgate. Eppure il Lingotto gioca pulito, dice nella sostanza John Elkann, presidente del gruppo: «Oggi Fca è tra le aziende che rispettano maggiormente l'ambiente al mondo. Lo testimoniano i premi ricevuti». Limitandosi a commentare che quanto avvenuto alla casa di Wolfsburg «è molto grave», Elkann esclude che le pratiche truffaldine siano un'abitudine consolidata nel comparto dell'auto, come invece molti sospettano: «Come ha detto Acea in maniera molto chiara - dice -, questo non è un problema dell'industria, ma un problema specifico della società (tedesca, ndr )».

La tempesta che si è abbattuta sul settore non ha cambiato i piani di Fiat-Chrysler. A cominciare dall'obiettivo di produrre in Italia quest'anno 900mila vetture, per poi superare «ampiamente il milione di unità» nel 2016. Ciò, spiega Elkann, è stato reso possibile grazie alla fusione con la casa di Detroit, i cui i benefici si vedono anche sugli organici: «Nel 2012 - spiega il presidente di Fca - le attività automobilistiche della nostra azienda in Italia erano composte da poco meno di 48mila persone che oggi sono diventate oltre 51mila. Hanno fatto notizia le assunzioni di Melfi, con oltre 1.500 neo dipendenti a tempo indeterminato dall'inizio del 2015, ma ad esse vanno aggiunte entro la fine di quest'anno un altro migliaio di persone che stanno già lavorando o inizieranno presto negli stabilimenti di Cassino, Sevel, Termoli, Verrone e VM di Cento».RE

La cifra stanziata dallo Stato per effettuare una serie di controlli sulle auto italiane è di 8 milioni di euro