Italia è prima nel lusso Ma i big sono stranieri

Sono 29 le maison della Penisola nella top 100 mondiale. Luxottica quarta

Il lusso mondiale parla italiano. Almeno per riguarda i brand. La forza economica di questi marchi tuttavia può percorrere ancora una lunga strada. Lo sostiene il Global Powers of Luxury Goods di Deloitte. Nel mondo quasi una maison su tre è italiana. Sono 29, infatti, le aziende tricolori presenti tra le prime cento imprese fashion globale analizzate dal rapporto, più del doppio rispetto agli Stati Uniti, classificati al secondo posto con 14 società e quasi il triplo rispetto alla Francia, al terzo posto con 10 imprese.

Sono solo 37,7 tuttavia i miliardi di dollari di vendite generate dal lusso italiano, rispetto ai 222 miliardi dalle aziende della Top100 calcolati sui dati di bilancio chiusi al 30 giugno 2014. Il glamour italiano cresce però più rapidamente: le vendite sono aumentate del 6,9% contro il 3,7% della Top100 internazionale.

Il divario tra la presenza a livello mondiale dei brand tricolori e la loro forza economica è dovuta a una struttura aziendale spesso ancora familiare, da cui discende una dimensione ridotta rispetto alle rivali internazionali, a iniziare dalle due big francesi, Lvmh e Compagnie Financiere Richemont, che, con un fatturato rispettivamente di 23 e di 13 miliardi, si confermano ai primi due posti della classifica. In questo contesto il lusso italiano è influenzato dai risultati dei primi tre operatori, Luxottica (quarta al mondo per fatturato con 10 miliardi di vendite), Prada (al 15° posto) e Giorgio Armani (al 21° posto), che nel 2014 hanno rappresentato quasi la metà delle vendite totali dei 29 campioni nazionali in classifica.

Otto imprese tricolori hanno poi conquistato un posto tra i «Fastest 20», ovvero tra le venti realtà con il più veloce tasso di crescita tra il 2012 e il 2014: Vicini è al terzo posto con una crescita media annua del 40,8%; in classifica anche Stefano Ricci, Marcolin (+70% nel 2014), Valentino Fashion Group, Twin Set-Simona Barbieri, Moncler, Gianni Versace ed Euroitalia. Non solo sei maison (Giorgio Armani, Moncler, Liu.Jo, Euroitalia, Stefano Ricci e Vicini) crescono con tassi superiori al 10% sia nelle vendite sia nel margine operativo. Quanto al futuro per Ira Kalish, Dttl's Chief Global Economist, «il settore e dei beni di lusso è destinato a crescere lentamente nel 2016».