«Italian pharma» in salute. Recordati alza le stime 2014

Il presidente e ad Giovanni Recordati: "Ci piace avere il 51%, ma questo non frenerà lo sviluppo". Verso il miliardo di ricavi. In arrivo un "Viagra" light

Trent'anni fa, nell'ottobre 1984, Recordati fu ammessa al listino di Piazza Affari, dove tuttora è l'unica società farmaceutica quotata. Oggi il gruppo - la cui capitalizzazione da allora è aumentata di 100 volte, da 26 milioni di euro a 2,6 miliardi - celebra la ricorrenza presentando i dati dei primi 9 mesi del 2014, tutti in crescita: fatturato più 5,7% a 742,1 milioni, utile operativo più 21,6% a 180,4 milioni e utile netto aumentato del 22,2% a 124 milioni. La società ha ribadito stime di ricavi «leggermente sotto un miliardo» per l'intero esercizio, e ha aumentato le stime dell'utile operativo, atteso intorno ai 230 milioni contro i 220 finora previsti, e dell'utile netto, che dovrebbe attestarsi a 160 milioni contro i 150 finora attesi. Il 17 novembre sarà distribuito un acconto sul dividendo di 0,26 euro ad azione. La Borsa ha apprezzato: più 3,25%. Parliamo, va detto, di una delle più importanti farmaceutiche italiane, l'unica quotata: ma la prima al mondo, l'americana Pfizer, fattura circa 50 miliardi di dollari e ne capitalizza in Borsa 183, la seconda, la Brystol Myers Squibb, ha ricavi per circa 45 miliardi di dollari, a Wall Street ne vale 90.

Nei 30 anni di Borsa le azioni Recordati hanno distribuito cedole per 500 milioni, quasi la metà ai soci di minoranza. «Ci piace avere il 51% - ha detto ieri Giovanni Recordati, presidente, ad, direttore generale e maggiore azionista - ma questo non dovrà bloccare lo sviluppo», lasciando intendere che se si proponesse un'aggregazione importante, la famiglia potrebbe scendere sotto quella soglia.

Se negli anni il gruppo è cresciuto e si è internazionalizzato (è presente in tutta Europa, in Russia, in Turchia, in Tunisia, negli Stati Uniti) lo deve soprattutto a un farmaco anti-ipertensivo, basato sulla molecola della Lercanidipina che fino al 2009 ha rappresentato il 33% delle vendite. Il brevetto è scaduto nel 2010, ma con una nuova formulazione la Lercanidipina resta ancora il primo prodotto, con ricavi pari a 160 milioni. Il secondo farmaco appartiene all'ambito urologico, alla cura della prostata. L'urologia è uno dei due settori su cui Recordati è concentrata: nel 2014 sono state acquistate due licenze, una per un «viagra light» (con minori controindicazioni), l'altra per contrastare l'eiaculazione precoce. E i laboratori del gruppo stanno lavorando sull'incontinenza urinaria.

L'altro campo di ricerca riguarda i farmaci «orfani» (detti così perchè trascurati dalle grandi multinazionali) e rivolti alle persone affette da malattie rare: «Per una di queste abbiamo 50 pazienti in tutta Europa». Per presidiare questo mercato sottile ma redditizio il gruppo ha acquistato negli ultimi anni un'azienda a Parigi e una negli Usa.

I nemici, in questi anni, sono stati i farmaci generici, con la concorrenza al ribasso ai farmaci di cui è scaduto il brevetto, e i tagli alla spesa pubblica: «Tra i risparmi nella spesa sanitaria - ha detto Recordati - i più facili sono quelli legati ai farmaci, per i quali basta imporre uno sconto ai produttori».