L'ad Calcagno scrive ai dipendenti. Ma Londra offre 5 miliardi

L'ad di Fastweb, Alberto Calcagno, prova a disinnescare l'allarme Vodafone. In una mail ai dipendenti dell'azienda in fibra ottica ha specificato che la possibile cessione della società agli inglesi, che in Italia controllano il secondo gestore di telefonia mobile, sono soltanto chiacchiere. Certo, la notizia non è nuova, anche perché già nel 2013 Vodafone era pronta a comperare Fastweb per 2,7 miliardi di euro. Il problema è che Swisscom, l'ex monopolista svizzero che aveva acquisito la società nel 2007, valorizzandola 3,7 miliardi, a meno di 3 miliardi non intendeva cedere. E molto probabilmente ha fatto bene, visto che ora le società con rete e collegamenti in fibra ottica vanno per la maggiore. Il nuovo prezzo per Fastweb sarebbe, infatti, vicino a 5 miliardi. Una valorizzazione pari a 10,4 volte l'ebitda, superiore alla valutazione degli stessi analisti (3 miliardi escluso il premio M&A), ma in linea con il prezzo pagato da Vodafone per Ono, in Spagna, e per Kabel, in Germania. Orange ha addirittura pagato Jazztel 13,4 volte l'ebitda.

Calcagno, in realtà, non conferma e non smentisce. «La nostra regola - ha scritto - è di non commentare i rumour, quindi non troverete smentite né posizioni ufficiali». Per ora, insomma, non c'è niente di concreto, ma, secondo gli analisti, Fastweb sarebbe molto più complementare per Vodafone che per Swisscom, che in Italia non ha altre posizioni. È dunque molto probabile che l'accordo si faccia anche se, ovviamente, non sarà facilissimo per Vodafone, che solo l'anno scorso aveva rinunciato ad acquistare Fastweb per 2 miliardi di euro in meno. Fastweb, che ha 2.500 dipendenti e fattura circa 2 miliardi, dispone comunque dei servizi di telefonia mobile essendo operatore mobile virtuale sulla rete di «3». La società potrebbe anche decidere di cambiare partner per il suo servizio di operatore virtuale, dato che il contratto scade tra circa sei mesi, se «3» non farà i dovuti investimenti sulla rete Lte a banda ultralarga. Intanto, Oltreoceano proseguono le voci sul consolidamento delle tlc brasiliane. Secondo la stampa sudamericana, infatti, Tim Brasil, controllata da Telecom Italia, starebbe guardando non all'intera Oi, che è un operatore fisso e mobile, ma solo alla parte dei cellulari. In pratica, la controllata di Telecom vuole evitare di prendersi carico delle passività, di sanzioni normative o attività a bassa redditività.

Secondo Equita, infatti, l'integrazione con Oi, nel suo insieme, farebbe lievitare il debito di Telecom a 40 miliardi, dai 27 attuali. Tim Brasil ieri ha corso in Borsa, a San Paolo, mentre in Piazza Affari, Telecom ha chiuso con -1,7%.