L'addio di Rotelli, il signore della «sanità»

MilanoImpenetrabile. E mesto. Giuseppe Rotelli, scomparso ieri all'età di 68 anni, si è sempre mosso con criptica eleganza in mezzo ad affari milionari. Poche parole, ma quelle giuste, sempre. Quelle, insomma, che bastavano a salvare un ospedale o ad affossare un aumento di capitale. «Sua Sanità» si è spento in una stanza dell'ospedale San Donato, la «stella» più preziosa della sua costellazione di cliniche, in cui era rifugiato già da qualche tempo nella lotta contro un tumore. Il suo addio arriva in un momento cruciale: solo pochi giorni fa il magnate della sanità, primo azionista del «Corriere» e per questo considerato in passato, a torto o a ragione, vicino a Silvio Berlusconi, aveva annunciato l'intenzione di non partecipare alla ricapitalizzazione della società, diluendo la quota e cambiando gli equilibri dell'editoria. Una retromarcia che ha spiazzato molti. Così come un paio di anni fa a spiazzare fu la sua mossa in contropiede nella partita contro la cordata vaticana per salvare il San Raffaele, l'ospedale di Don Verzé sommerso dai debiti e dagli scandali. Rotelli fu l'unico che sfoderò 405 milioni cash e si accaparrò l'impero decadente di via Olgettina. Purtroppo non avrà la soddisfazione di veder rinascere l'ospedale, ma ha dovuto semplicemente fare i conti con altri debiti (102 milioni il debito maturati solo tra 2011 e 2012).
Avvocato e latinista per passione, il re delle cliniche lombarde arrivava da una famiglia di imprenditori da quattro generazioni. Insomma, aveva il senso degli affari nel sangue. Grazie al suo patrimonio personale è riuscito a investire in operazioni finanziarie senza mai dover ricorrere al sostegno delle banche, e continuando a reinvestire i proventi del gruppo ospedaliero nello stesso. Ora quel senso degli affari è nelle mai dei suoi figli. Quando Rotelli acquistò il San Raffaele in pezzi, presentò ufficialmente alla stampa uno di loro: Paolo, il primogenito. Senza pacche sulla spalla, ma con fierezza celata, annunciò che lo avrebbe spedito a studiare a Parigi perché si facesse le ossa e tornasse preparato. L'impero da gestire è immenso e un giorno, assieme a Paolo, ci penseranno anche gli altri figli di Rotelli: Marco, studente alla Bocconi, e Giulia, aspirante avvocato. Nell'immediato però non è chiaro quali saranno le sorti dei 18 stabilimenti del gruppo San Donato, di cui 17 in Lombardia, con 3.956 posti letto, 9.012 addetti di cui 2.275 medici specialisti. Da questa mattina, sarà allestita la camera ardente all'interno del San Donato e i funerali si terranno lunedì alle 11,30. Ovviamente, per suo stesso volere, Rotelli ha voluto la celebrazione estrema nel «suo» ospedale e non al San Raffaele, che ospitò le reliquie di Don Verzé.
Tra i due c'è tuttavia un'analogia che li ha uniti in punto di morte. Don Verzé morì poche ore prima che si aprisse l'asta per vendere il San Raffaele. Rotelli muore nel giorno in cui Fiat allunga le mani, forse definitivamente, su via Solferino.