L'anno nero dei giornali Cresce solo Internet

Più di un milione di persone ha smesso di comprare il giornale: è l'allarme lanciato dalla Fieg, la Federazione degli editori, a conclusione del quinto anno consecutivo con dati negativi per l'editoria. Una «crisi epocale», la definisce il presidente Giulio Anselmi, che si ripercuote sui bilanci delle case editrici. Il calo dei ricavi è del 9% per i quotidiani e del 9,5% per i periodici, e si registra il dimezzamento dell'utile di esercizio dei quotidiani, da 92,8 a 42,3 milioni di euro. Peggio ancora: per la prima volta, nel 2012, diminuiscono anche i lettori. Non è solo questione di risparmio forzato, quindi, quanto di disaffezione a quello che un tempo con orgoglio veniva chiamato il «proprio» giornale.
Al calo di copie vendute, poi, si aggiunge la débâcle del mercato pubblicitario. Da vent'anni non si vedeva un periodo così nero:il totale degli investimenti è sceso sotto la soglia degli 8 miliardi di euro (-14,3% rispetto al 2011), e i dati del primo trimestre 2013 segnalano l'aggravarsi della crisi, soprattutto per quanto riguarda la carta stampata. Solo da Internet arriva qualche segnale positivo: l'editoria online, infatti, è l'unica a beneficiare di un aumento degli investimenti pubblicitari (+5,3%) e i ricavi sono in costante crescita, tanto che nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5,5%. Una boccata d'ossigeno, che però non basta a controbilanciare i risultati negativi dei media tradizionali: così, Anselmi invoca «una ristrutturazione radicale basata sull'integrazione carta-web. Bisogna evitare che l'espansione dei nuovi media minacci le fonti tradizionali». Il tempo stringe, avverte il presidente della Fieg: «La politica ha praticato una troppo lunga latitanza, ora è necessario un intervento pubblico che sposti le risorse dai contributi agli incentivi».
I mezzi ci sono: «C'è un ddl - ha spiegato il presidente della Federazione degli editori - già approvato dalla commissione Cultura della Camera, relatore Ricardo Franco Levi, che ripreso potrebbe consentire di abbreviare i tempi: contiene la salvaguardia parziale degli aiuti diretti, un sostegno all'innovazione, un sostegno all'occupazione».
In particolare, sono necessarie «misure che favoriscano il ricambio generazionale dei lavoratori del settore, quindi rifinanziamento della legge 416 e nuove assunzioni di giovani», ha concluso il presidente della Fieg.

Commenti

rossiele

Gio, 06/06/2013 - 12:52

I giornali devono "spostarsi" su internet, come gia' stanno facendo molte testate straniere. Non e' che la gente non voglia piu' leggere i giornali, e' che ormai sta diventando scomodo leggerli stampati su carta, ci si sta abituando a tablet,computer, notizie aggiornate in tempo reale...Se i giornali non si adattano, continueranno a perdere lettori finche' non dovrano chiudere. Senza contare che le edicole chiuse ormai non si contano piu', tanta gente smette di comprare il giornale perche' non ha tempo o voglia di fare tanta strada a piedi per cercarlo